Questione di coerenza
Conte prende lezioni anche da Luigi Di Maio, bocciato il libro-elettorale: “I ‘draghiani’ sono tutti tuoi alleati nel campo largo”
L’ex ministro replica al leader 5S sulla “congiura” contro Belloni per il Mattarella bis. “I ‘draghiani’ sono tutti tuoi alleati nel campo largo”. Una nuova grana dopo il simbolo
Veleno e vendette, altro che pizzo e merletti. Come nel peggior incubo, il Macbeth di via di Campo Marzio vede riemergere tutti insieme i fantasmi del passato. Ombre che rendono la sua nuova avventura più complicata. E, come in un noir a tinte fosche, raccontano un’altra verità: “Noi lo conosciamo bene”.
Dopo Beppe Grillo che reclama nome e simbolo, Luigi Di Maio che invoca coerenza. L’ex capo politico del M5S – attuale rappresentante speciale Ue nel Golfo Persico – infatti esce dal dolce letargo durato anni e mette nel mirino le anticipazioni uscite sui quotidiani del libro che sarà in libreria oggi: “Una nuova primavera”. Praticamente l’abito scelto da Giuseppe Conte per riprovare la scalata: Palazzo Chigi mi aspetta, ho i titoli giusti. Nell’autobiografia (“La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia”), l’ex presidente del Consiglio confida il retroscena che ha portato alla rielezione di Sergio Mattarella come Presidente della Repubblica a fine gennaio 2022. Tra le pagine ritornano i rapporti tesissimi con la triade che sfruttò la fine del suo governo: Mario Draghi, Beppe Grillo e l’allora ministro degli Esteri. E riporta una confidenza che attribuisce a Domenico De Masi (il sociologo scomparso nel 2023): “Fecero di tutto per togliermi il movimento. Dovetti mostrare le unghie per proteggere il cambiamento”.
Conte poi ripercorre la candidatura al Colle (che durò 24 ore) di Elisabetta Belloni, all’epoca capo del Dis. E ricorda i responsabili della congiura: Di Maio stesso, Matteo Renzi e Lorenzo Guerini. I tre esponenti politici furono i primi a mobilitarsi per scardinare la carta messa sul tavolo da Conte: “Chi è coordinatrice dell’intelligence non può andare al Quirinale”. Una reazione che costrinse anche l’allora segretario dem Enrico Letta (all’inizio favorevole) a fare marcia indietro.
“Peccato che oggi quei ‘draghiani’ siano tutti suoi alleati nel cosiddetto campo largo”, tuona risentito Luigi Di Maio. Il fiele continua: “Per primo ho proposto di aprire le alleanze politiche il più possibile. Esattamente come sta facendo oggi Giuseppe Conte, stringendo accordi con Renzi, De Luca, Mastella e molti altri protagonisti della vita politica italiana”. Un riferimento in chiaro alle recenti elezioni regionali in Campania e alla coalizione che ha portato alla vittoria Roberto Fico. Campo largo extra large: dal sindaco di Benevento al leader di Italia Viva, fino all’ex governatore, un tempo bestia nera degli ex grillini. Il finale è ferocissimo: “La differenza è che nel libro lui si racconta come vittima di queste persone. Nella realtà ci governa insieme”.
Lo conferma lo stesso autore nell’incipit de “La nuova primavera”: “È tempo di lavorare tutti insieme”. L’esca giusta per i quasi partner di coalizione, con cui poi pensa di regolare i rapporti di forza con le primarie: batto Elly Schlein. Un progetto studiato a tavolino: prima il programma (la piattaforma Nova è già al lavoro), poi la manifestazione (a maggio ai Fori Imperiali) sulla politica internazionale e, infine, entro la fine dell’anno, la resa dei conti. L’avvocato di Volturara Appula, dato in testa dai sondaggi, è forte di una convinzione: aiutiamo il Pd a dividersi ancora di più. Poi il gioco sarà fatto, è la previsione. Nel mezzo, il menù offerto agli alleati: con me avrete più ministri. Un sogno con vista sul Colle: sarà casa vostra.
Il terzo inciampo per il leader 5 Stelle è la gestione del Covid e le famigerate mascherine. Domenica, in un talk show, l’ex presidente del Consiglio ha fatto la faccia innocente: “Ho sempre dato disponibilità istituzionale a riferire in Commissione”. Mette le mani avanti il pentastellato Alfonso Colucci: “Non esistono più le condizioni minime per un confronto serio. La Commissione sul Covid è una macchina del fango a tutti gli effetti”. Una verità aspramente contestata dal presidente Marco Lisei: “Conte non si è mai, in concreto, reso disponibile all’audizione”. Insomma, Macbeth fino in fondo: “Assomiglia al fiore innocente, ma sii il serpente sotto di esso”.
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