L’indagine per associazione a delinquere nei confronti di Luca Di Donna allunga un’ombra pesantissima sull’ex premier Giuseppe Conte. L’ipotesi accusatoria riguarda supposte irregolarità dell’assegnazione di appalti e forniture da parte della Struttura commissariale per l’emergenza Covid, del Ministero dello Sviluppo economico e di Invitalia, l’agenzia nazionale per gli investimenti guidata dall’ex commissario Domenico Arcuri.

Martedì, su incarico dei pm, la polizia giudiziaria ha perquisito studi e abitazioni degli indagati sequestrando alcuni documenti. «Il legale è stato collega di studio dell’ex premier Giuseppe Conte», sintetizzano gli avvocati romani che meglio lo hanno conosciuto. Però su questo essere colleghi di studio si fa melina, si fa filtrare che «poi gli studi sono stati separati, adesso sono due entità indipendenti». Noi siamo entrati nel palazzo di Piazza Cairoli, a Roma, per verificare: la medesima targa d’ottone, seppur per listelli, scolpisce e incornicia un sodalizio ineffabile tra Guido Alpa, Giuseppe Conte e Luca Di Donna. Quando telefoniamo per chiedere di Di Donna, è la stessa segretaria di Giuseppe Conte che risponde. Non c’è falla nella memoria di chi ripercorre a ritroso il tempo fino alla sera della nomina di Conte a Palazzo Chigi, quando Di Donna fece sapere ai contatti più fidati della sua rubrica di essere al settimo cielo. Ed è stato Di Donna a tessere l’ordito dei negoziati che da Mastella a Ciampolillo provarono a rimettere in piedi la maggioranza per un Conte Ter. Quantomeno, era anche Di Donna a telefonare agli interessati (ne avevamo dato conto sul Riformista, senza essere smentiti). La prossimità, la contiguità, la familiarità tra Di Donna e Conte non è mai stata messa in discussione, nel corso delle migliaia di articoli scritti in quest’ultimo anno da tutta la stampa.

Ieri però si è aperto un caso nel caso. Luca Di Donna è indagato per associazione per delinquere finalizzata al traffico di influenze, ma non ha praticamente mai conosciuto Giuseppe Conte. Ne parlava sempre? Allora millantava. Non lo conosceva nella realtà. Ce lo spiega Il Fatto, con un interessante insider di Marco Lillo e Valeria Pacelli: nella descrizione che ci svelano i colleghi, Di Donna è «un avvocato che ha affittato lo studio legale che ospitò lo studio di Giuseppe Conte – di proprietà di una società terza e che i due non hanno mai condiviso». Incredibilmente, al Fatto sono riusciti scoprire che l’identità dell’avvocato Di Donna sarebbe quella di un brillante millantatore sconosciuto ad Alpa e a Conte. Il fatto che li si trovi insieme in centinaia di articoli, post sui social, persino fotografie, non deve dunque indurci in errore. «Si tratta di una indagine delicata, dato che i nomi dei pubblici ufficiali (Conte, ndr.) sono stati spesi a loro insaputa».

Di Donna come Carneade, chi era costui? Niente affatto collaboratore di Giuseppe Conte, ma uno che ha speso il nome del leader del M5s – allora presidente del Consiglio – per facilitare, è l’accusa, un giro di commesse nell’ambito delle mascherine e di altri dispositivi di sicurezza sanitaria. E proprio nel momento di massima emergenza, quando la regìa in effetti era concentrata nelle mani di Giuseppe Conte e di Arcuri. Ettore Rosato, vice presidente della Camera, Iv, è furioso: «Vediamo come proseguono le indagini sull’ex socio di Conte, ma questo caso fa capire come sia urgente una commissione parlamentare d’inchiesta che faccia luce su come sono stati spesi i soldi degli italiani durante la pandemia». Una richiesta cui si associano diversi gruppi della maggioranza e che segna una ulteriore mina lungo il percorso di Giuseppe Conte. Ci mancava l’inchiesta per le mascherine cinesi.

L’esito delle elezioni lo ha messo nell’angolo: erano in tanti ieri alla Camera a dire che è iniziato il “Conte down”. Nelle stesse ore, Carlo Calenda otteneva da Roberto Gualtieri la promessa che terrà i grillini fuori da qualunque maggioranza. Ultimi giorni, si dice, per il più breve regnante del Movimento. A fargli le scarpe si prepara, com’era nell’aria, Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri è volato a Parigi, ieri, per un lungo colloquio riservato con il segretario di Stato americano, Tony Blinken. Sempre così, alla vigilia delle investiture importanti.

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.