Un Giuseppe Conte nuovo idolo della sinistra italiana, a difesa dalla Costituzione, contro populisti e sovranisti. È il Conte 2.0 quello andato in scena a mezzogiorno nelle comunicazioni alla Camera sulla crisi di governo, il Conte che dimentica, così come i suoi alleati del Partito Democratico, l’esistenza stessa del primo esecutivo guidato dall’avvocato pugliese in compagnia dei sovranisti leghisti di Matteo Salvini.

Eppure era proprio il presidente del Consiglio a rivendicare con orgoglio il suo essere “populista”. Lo faceva per esempio nell’ottobre 2018, in un video in cui il premier era ospite della Scuola di Formazione Politica della Lega guidata da Armando Siri. Lì Conte, la prima versione di Conte, non aveva timori a rispondere così alla domanda di Siri: “Ti senti populista?”, “Si”, e giù gli applausi scroscianti del pubblico del Carroccio.

Il tema del populismo entrò anche nel suo primo discorso nell’Aula del Senato, il 5 giugno del 2018: “Sono state accusate (Lega e Movimento 5 Stelle, ndr) di essere populisti e antisistema. Se populismo è attitudine ad ascoltare i bisogni della gente, allora lo rivendichiamo”. A settembre di quello stesso anno, parlando invece all’Assemblea generale dell’Onu a New York, il premier si spinse oltre: “Quando qualcuno ci accusa di sovranismo e populismo amo sempre ricordare che sovranità e popolo sono richiamati dall’articolo 1 della Costituzione italiana, ed è esattamente in quella previsione che interpreto il concetto di sovranità e l’esercizio della stessa da parte del popolo”, disse Conte.

Tutte parole dimenticate sull’altare di un nuovo accordo di ‘governicchio’ con centristi e “volonterosi”, come l’ha chiamati Conte alla Camera.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia