Non li chiama responsabili ma neanche ‘Costruttori’, come li aveva definiti il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Da Giuseppe Conte nelle comunicazioni alla Camera dei Deputati sulla crisi di governo è arrivato l’appello ai “volenterosi”, come il premier ha definito quei parlamentari che “vogliono mantenere alta la dignità della politica”.

Tra le righe del discorso fiume dell’avvocato pugliese, durato 55 minuti e interrotto da 14 applausi, si possono leggere diversi ‘assist’ alle “forze responsabili” chiamate in causa per salvare l’esperienza di governo di Conte e della maggioranza PD-M5S-Leu dopo la crisi innescata dalle dimissioni delle ministre renziane Bellanova e Bonetti.

Una in particolare la casella di governo disponibile e di peso: il ministero dell’Agricoltura. Nel suo discorso il premier ha infatti precisato che “viste le sfide e anche gli impegni internazionali, non intendo mantenere la delega all’Agricoltura se non lo stretto necessario”. Il ministero era, fino alla settimana scorsa, gestito dalla ministra di IV Teresa Bellanova.

Ma in ballo c’è anche la delega ai servizi segreti, uno dei fronti di scontro più duri tra renziani e Conte. Sul tema dell’intelligence infatti il premier ha annunciato in Aula di voler “definire un’autorità per l’intelligence di mia fiducia”. Un messaggio chiarissimo agli (ex) alleati di Italia Viva ma anche a Partito Democratico e parte di Movimento 5 Stelle, che più sottotraccia avevano comunque criticato la scelta del presidente del Consiglio di tenere per sé la delega ai servizi segreti.

Infine il passaggio sulla riforma elettorale, quello che appare il passaggio chiave nel rivolgersi ai “volenterosi”. Conte ha infatti annunciato che il governo, “nel rispetto delle determinazioni delle forze parlamentari”, si impegnerà a “promuovere una riforma elettorale proporzionale, quanto più possibile condivisa, che possa coniugare le ragioni del pluralismo con l’esigenza di assicurare stabilità al sistema politico”. Parole, quelle sulla legge elettorale di tipo proporzionale, che appare come un ‘invito’ ai partiti centristi come l’UDC, che potrebbero rivelarsi fondamentali al Senato per il proseguimento dell’esperienza di governo dell’avvocato pugliese.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia