Matteo Renzi prova a rompere l’accerchiamento e assesta due colpi da grande ascolto televisivo per spiegare le ragioni della crisi: va alle 14,30 da Lucia Annunziata – affiancata per l’occasione da Paolo Mieli – a Mezz’ora in più, e poi alle 20,35 in diretta a Non è l’Arena, ospite di Giletti. Le due pedine perse da Italia Viva (De Filippo e Rostan) sono ininfluenti, due deputati non cambiano di una virgola i conti che contano: al Senato il governo Conte non ha i numeri.

La direzione del Pd al mattino ha dovuto prendere atto delle defezioni tra i Costruttori promessi: in mancanza dell’Udc e della senatrice Lonardo, quota 161 è lontana. Si è attivata una linea diretta con il Quirinale da cui è arrivato un aut aut: si deve trovare un accordo politico, con un gruppo già strutturato.

Il siluro restituisce il nascente gruppetto Maie-Italia2023 alla fantasia dei suoi ideatori. E’ sugli scogli su cui si è infranta l’illusione di Conte che i pontieri costruiscono i pilastri per una ripresa del dialogo con Renzi. Uno a uno, i membri della direzione dem iniziano i distinguo. Luigi Zanda ragiona sulla necessità di mettere insieme i numeri: “Un governo di minoranza? Sarebbe un pessimo risultato. In Parlamento ci sono vari passaggi in cui la maggioranza assoluta è necessaria, a partire dai lavori nelle Commissioni. E comunque vale sempre la vecchia osservazione di Berlinguer dopo il golpe cileno: sarebbe del tutto illusorio pensare di poter governare con un solo voto di scarto”.

Il presidente del Cantiere democratico Dem, Stefano Pedica, calma gli ultras: “Sui giornali leggo frasi sconcertanti del tipo che D’Alema si prende la rivincita, che Bettini boccia Renzi e che Bersani non vuole usare parolacce per esprimere un pensiero sul leader di Italia viva. Se questo è il centrosinistra e questo è il Pd siamo messi male”.

Di fronte all’impossibilità di fare a meno di Italia Viva, Renzi torna dunque centrale, sia pure obtorto collo. Renzi lo mette nero su bianco nell’intervista al Corriere che i membri della direzione Pd si passano di mano in mano: “Se qualcuno nel Pd preferisce Mastella alla Bellanova o Di Battista a Rosato ce lo farà sapere. Noi vogliamo che si formi un governo di coalizione con un ruolo fondamentale per il Pd e per i suoi esponenti. Il Pd sa che senza Italia viva non ci sono i numeri. Forse non sarà più amore, ma almeno è matematica“. E poi: “Se Zingaretti insiste a dire no a Italia Viva, finisce col dare il Paese a Salvini. E’ questo ciò che vuole?”.

Poi dalla Annunziata coglie l’occasione per uno sfogo: “Io non sopporto questo racconto per cui è tutto un problema personale mio. Non mi sta antipatico Conte e non ho problemi con il Pd. Se non rimettiamo a posto le cose il Paese va a carte 48. Non sarò mai corresponsabile del più grande spreco di risorse” per il Paese. Tra le risorse più preziose per la politica, del resto, adesso ci sono i suoi 17 senatori di Italia Viva. Merce più unica che rara.

 

Romano e romanista, sociolinguista, ricercatore, è giornalista dal 2005 e collabora con il Riformista per la politica, la giustizia, le interviste e le inchieste.