L’ambasciatrice Elisabetta Belloni, 61 anni, è il nuovo capo dei servizi segreti. La nomina del direttore generale del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS) è arrivata dal presidente del Consiglio Mario Draghi in sostituzione del prefetto Gennaro Vecchione. Il Presidente Mario Draghi ha preventivamente informato della propria intenzione il Presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (COPASIR), Raffaele Volpi, e ha ringraziato il prefetto Vecchione per il lavoro svolto a garanzia della sicurezza dello Stato e delle istituzioni. La nomina è disposta sentito il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica.

Dopo la nomina di Belloni, secondo quanto apprende l’Ansa da fonti informate, l’ambasciatore Ettore Sequi, attualmente capo di gabinetto del ministro degli Esteri Luigi Di Maio, è il nuovo segretario generale della Farnesina.

IL PROFILO – Nata a Roma, l’ambasciatrice Belloni, 63 anni, è stata la prima donna segretario generale della Farnesina (dal 2016 ad oggi). Laureata in scienze politiche alla Luiss, Belloni ha iniziato la carriera diplomatica nel 1985, ricomprendo incarichi nelle ambasciate italiane e nelle rappresentanze permanenti a Vienna e a Bratislava, oltre che presso le direzioni generali del Ministero degli Affari Esteri.

Dal novembre 2004 al giugno 2008 ha diretto l’Unità di Crisi della Farnesina, passando poi a rivestire il ruolo di direttrice generale della cooperazione allo sviluppo fino al 2013 e successivamente direttrice generale per le risorse e l’innovazione. Nel febbraio 2014 è stata promossa ambasciatrice di grado e, dal giugno 2015, è stata capo di gabinetto dell’allora ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Nell’aprile 2016 viene nominata Segretaria Generale del Ministero degli Affari Esteri, ruolo che ha mantenuto finora. Belloni era stata tra i nomi ipotizzati per il ruolo di ministro nel governo Draghi, qualora non vi fosse stata la riconferma di Di Maio.

LA SCONFITTA DI CONTE – La scelta di sostituire Vecchione a sei mesi dalla naturale scadenza del suo mandato è di fatto uno “schiaffo” del presidente del Consiglio Mario Draghi al suo predecessore Giuseppe Conte, che aveva voluto con forza Vecchione, suo amico, al Dis.

L’irritazione di Conte, spiegano i retroscena, sarebbe emersa anche durante le telefonate di rito durante le quali il premier informa i leader di maggioranza e opposizione della nomina.

Vecchione però paga la volontà da parte di Draghi di un deciso cambio di rotta nella gestione dei principali dossier. Quello più spinoso per Vecchione risale ormai all’estate 2019, quando l’allora premier Conte incaricò il numero uno del Dis di incontrare l’allora ministro della Giustizia americano William Barr per condividere le informazioni che l’Italia aveva su Joseph Mifsud.

Mifsud, professore dell’università romana Link Campus, aveva fatto sapere all’amministrazione Trump di avere mail segrete russe in grado di mettere in difficoltà Hillary Clinton, candidata democratica alle Presidenziali del 2016.

Quell’incontro tra Vecchione e Barr, avvenuto fuori dalle regole, crearono un caso con l’avvio di una istruttoria del Comitato parlamentare di controllo.

Redazione