È in corso la madre di tutte le battaglie politiche interne alla maggioranza. Forse la vincerà Travaglio. La posta è il vertice dell’Eni. Conquistare il vertice dell’Eni vuol dire conquistare una posizione determinante per tutta l’economia italiana. E anche per la politica. Spesso il presidente dell’Eni è stato una specie di ministro degli Esteri ombra. Con Di Maio alla Farnesina poi, il gioco è facile. Ottenere il comando dell’Eni, oltretutto, vuol dire anche avere una certa influenza sull’editoria.

La battaglia ora è soprattutto tra Pd e 5 Stelle. Diciamo battaglia per intendere, in sostanza, lottizzazione. Almeno, quando la facevano i Dc si diceva così. Non so se per i 5 Stelle il termine stona. La novità, stavolta, è che nello scontro tra partiti si è inserito un giornale. Appunto, Il Fatto Quotidiano. E pare che la spunterà. Il Pd avrebbe accettato che la presidenza dell’Eni sia assunta da Lucia Calvosa. Non sapete chi è? Beh, è una manager abbastanza importante e fa parte del Consiglio di amministrazione del Fatto. Una cosa del genere non era mai successa. L’Eni spesso ha assunto il controllo di alcuni giornali: mai un giornale aveva ambito ad assumere la presidenza dell’Eni.

Nei giorni scorsi il quotidiano di Travaglio si era in effetti occupato spesso delle vicende interne all’Eni. In particolare con un fuoco di sbarramento sull’amministratore delegato, De Scalzi. Però tutti pensavano che questa attenzione fosse dovuta solo alla solita smania giudiziarista del Fatto, pronto a sparare a palle incatenate contro De Scalzi per alcuni avvisi di garanzia. Nessuno immaginava che la lotta a De Scalzi potesse essere invece una strategia di negoziato per ottenere la Presidenza.

Conflitto di interessi? No, per carità: casomai interessi di conflitto. Bisogna dire che i 5 Stelle e Travaglio magari hanno molti difetti ma non mancano di fantasia nell’immaginare le proprie vie al potere. Il potere vero, eh, non gli orpelli e i baldacchini. Meno auto blu e più carburante.