Sul Fatto Quotidiano di ieri una stroncatura preventiva di un film che esce a gennaio  – Hammamet, lacrime d’autore (e di Stato) per un Craxi martire il titolo del pezzo – dà un bell’esempio di censura precoce, genere non si sa mai. Il film, firmato da Gianni Amelio e interpretato da Pierfrancesco Favino, verrà distribuito in concomitanza con una ricca serie di iniziative per il ventennale della morte di Bettino Craxi organizzate dalla Fondazione che porta il suo nome.
La scelta degli autori di fare un ritratto di un uomo nella drammatica fase finale della sua vita causerà grandi sofferenze ai familiari e ai moltissimi che rimpiangono Craxi il politico. Lo statista socialista non fu mai sconfitto politicamente, ma abbattuto, sì, da una tempesta giudiziaria nel ’92-’93 che usò notoriamente due pesi e due misure, e che scelse l’eliminazione selettiva di cinque partiti politici che avevano governato l’Italia nel dopoguerra. Noi preferiamo ricordare Bettino per le sue straordinarie capacità e intuizioni, dall’installazione del sistema missilistico europeo a Comiso, dall’epopea di Sigonella, la battaglia vinta sul referendum sulla scala mobile, la campagna per salvare la vita di Aldo Moro, il sostegno solidale ai partiti socialisti in esilio durante le dittature in Spagna, Portogallo e Cile tra gli altri, le leggi su divorzio e aborto che portano le firme di socialisti illustri, le battaglie per la parità uomo/donna, una straordinaria politica con i Paesi del Mediterraneo che è scomparsa con lui, e molto altro ancora.