Ieri è apparsa sulla home page del Fatto Quotidiano la vignetta che pubblichiamo qui accanto. La pubblichiamo, sebbene sia una vignetta evidentemente oscena, perché pensiamo che sia bene sapere fino a che punto può arrivare il nuovo corso del giornalismo italiano. Non ho la minima idea di chi sia questo Natangelo. Sarà un ragazzo giovane, spero, che sa poco di politica, che non ha mai conosciuto Craxi, ha letto poco la storia e si è imbevuto delle idee e dei sentimenti che animano la sua redazione. Quali sono le idee? Lo ignoro. I sentimenti? Uno solo: odio.

Odio allo stato puro, odio come carburante del giornalismo e del mercato. È un odio speciale. Forse non è neanche esattamente un sentimento, è quasi una teoria. La teoria secondo la quale per fare politica o per vendere i giornali bisogna avere un nemico, e che per avere un nemico occorre odiarlo, e che per odiarlo è giusto stracciare tutti i codici della civiltà, dell’informazione, della conoscenza. Bisogna evitare di darsi limiti. Da diversi giorni il Fatto conduce una campagna di odio – volgarissima – contro Craxi, a firma del direttore e di altri giornalisti. Il suo direttore e altri giornalisti del Fatto sanno poco o niente di Craxi. Si occupano solo di carte bollate, di sentenze, di atti di accusa, di veline di Procure. Son persone così: se chiedi loro qualcosa di Leopardi, probabilmente, ti rispondono che dalle carte dell’epoca risulta che pagava le tasse. Se gli chiedi di Enrico Mattei cadono dalle nuvole.

La domanda che faccio è semplice: può sopravvivere a questi indegni livelli di autodegradazione il giornalismo italiano, se non reagisce? Esiste qualcuno che ha voglia di reagire? Ci sono dei giornalisti, anche del Fatto, che hanno voglia di dire: ora basta?
P.S. Quanto mi piacerebbe poter discutere liberamente di Craxi, dei suoi errori, che secondo me – anti-craxiano da sempre – furono molti. Furono i molti errori di un grande statista.