Le premesse di Hammamet, il nuovo film di Gianni Amelio, uscito oggi in Italia, suonano alquanto audaci. A vent’anni dalla sua morte, il film racconta gli ultimi sei mesi di vita di Bettino Craxi che trascorse ad Hammamet, in Tunisia, dove si era rifugiato per evitare il carcere, in seguito allo scandalo di Mani Pulite. Né biografia, né film politico, né reportage giornalistico, nelle note di regia, Amelio definisce Hammamet come «la storia di un uomo solo, la sofferenza morale e fisica dopo la presa di coscienza di essere stato abbandonato da tutti».

Un film nato per caso dopo una conversazione illuminante con Maria Grazia Saccà, produttrice in collaborazione con Rai Cinema, nel quale lo storico leader del Psi, è interpretato da Pierfrancesco Favino, la cui somiglianza è impressionante (supportata da ben cinque ore di trucco). Amelio tiene inoltre a precisare che nessuno dei personaggi viene chiamato per nome: Favino è “il presidente”, Bobo Craxi, semplicemente “il figlio del presidente”, l’amante, interpretata da Claudia Gerini, rimane innominata e lo stesso vale per l’onorevole democristiano che va a trovare Craxi ad Hammamet. L’unico personaggio riportante un nome è la figlia del presidente, Stefania, chiamata Anita, in omaggio alla moglie di Garibaldi, verso cui il presidente nutriva una grande passione storica. Così come Craxi fu una figura emblematica, che ha sempre diviso l’opinione pubblica (alcuni lo considerarono un “esule politico” e altri un “latitante”), anche il film ha già suscitato forti opinioni.

Sulle pagine del Fatto quotidiano, Marco Travaglio ha stroncato preventivamente la sceneggiatura del film, accuse dalle quali il regista, indignato, si è difeso ieri in conferenza stampa. Ha invitato il direttore del Fatto a vederlo, prima di commentarlo, perché Hammamet «non è contro Mani Pulite», ma la rappresentazione del personaggio e le inquadrature in 4/3 somigliano a delle citazioni, virgolettati ai quali Amelio ha voluto dare vita e umore. Hammamet parte dal congresso del Psi del 1989 per poi arrivare cronologicamente all’esilio in Tunisia e il Craxi di Amelio è un uomo orgoglioso, ma sconfitto, che accusa magistrati e giudici perché sente di essere stato un capro espiatorio del sistema e vittima di un’ingiusta inchiesta giudiziaria. Anche Bobo Craxi, figlio di Bettino, ha sollevato inizialmente delle perplessità, soprattutto a proposito degli elementi romanzati che prevalgono su quelli politici. Ma il regista ha giustificato la scelta di spostare l’interesse dalle inutili critiche a un ripensamento della figura umana.