Vi ricordate quella storia della patata bollente? Era un titolo goliardico e, a nostro parere, molto volgare, che campeggiava un paio d’anni fa sulla prima pagina di Libero. Si riferiva alla sindaca Raggi. Secondo la direzione del giornale non era malizioso, voleva solo segnalare che la Raggi era nei guai, per motivi giudiziari e sentimentali. In realtà il doppio senso era indiscutibile, e il riferimento sessuale e anche antifemminista era piuttosto evidente. Noi del Riformista troviamo che sia sempre sbagliato reagire a quelli che consideriamo errori o cadute di stile o – persino – mascalzonate, con le querele, le iniziative della magistratura, le censure dell’Ordine dei giornalisti. E invece il povero Piero Senaldi, direttore responsabile di Libero, si è trovato in mezzo a un sacco di guai, perché la Raggi lo ha querelato, lui è finito sotto processo penale e in più l’Ordine dei giornalisti lo ha censurato e ha respinto il suo ricorso contro la censura. Reprobo, reprobo, reprobo.

Vabbè. Ora però una domanda piccola piccola vorremmo porla all’Ordine dei giornalisti: ma l’avete vista la vignetta del Fatto quotidiano on line nella quale si sostiene che Craxi deve mettere la faccia nella merda e tenercela per tutta l’eternità, e stare nudo per tutta l’eternità, e tenersi anche una carota nel sedere perpetuamente? Vi sembra meno volgare e offensiva di quel titolo di Libero? Possiamo sapere se immaginate che il Fatto quotidiano dovrà subire le stesse traversie di Libero, o se invece esiste uno statuto speciale per il quale se un giornale è molto molto amico dei magistrati può avere un trattamento di favore?

P.S. Posta questa domanda, aggiungiamo che a nostro giudizio sarebbe invece più logico abolire le censure per tutti, persino per chi fa quelle vignette su Craxi che dimostrano una capacità modestissima di usare il cervello. Per la verità non saremmo neppure molto contrari all’abolizione dell’Ordine dei giornalisti. Ma questa è una discussione seria che è meglio non mescolare con le oscenità infantili del Fatto.