A più di sei anni dall’emergenza che ha cambiato il volto dell’Italia e del mondo, la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid-19 continua il proprio lavoro con l’obiettivo di ricostruire fatti, decisioni e responsabilità. Ne parliamo con il presidente, il senatore Marco Lisei.

A che punto sono i lavori della Commissione?
«La Commissione lavora a ritmi incessanti, ha finora potuto svolgere un numero di audizioni enorme e un eccezionale approfondimento dal quale sono emersi diversi errori della gestione della prima e della seconda ondata, oltre che opacità sulla gestione dell’emergenza pandemica. Poi c’è tutto il tema delle modalità con le quali la struttura commissariale di Arcuri ha acquistato milioni di dispositivi di protezione tra cui le famose mascherine cinesi, in affido diretto, con tutti gli scudi possibili e immaginabili; questo ha consentito che – mentre gli italiani venivano chiusi in casa e pativano la perdita dei propri cari – qualcuno lucrava sulla loro pelle».

Qual è l’obiettivo principale della Commissione?
«Dobbiamo evitare che condotte e scelte politiche errate si ripetano in futuro. Tuttavia la sinistra avrebbe preferito, con un colpo di spugna, gettare la polvere sotto il tappeto».

C’è un episodio che l’ha colpita particolarmente durante le audizioni?
«Mi ha colpito molto l’atteggiamento autoassolutorio di chi decideva, non si può archiviare tutto dicendo che gli errori erano giustificati dall’emergenza. Quegli errori sono costati migliaia di morti, aziende chiuse, miliardi dei contribuenti».

La Commissione lavorerà anche sui rapporti tra governo, CTS, Regioni e Protezione Civile?
«Le audizioni hanno approfondito anche questi rapporti, ovviamente non siamo entrati nelle singole scelte delle Regioni essendo estranee alla legge istitutiva, ma sicuramente il rapporto tra le istituzioni ha rappresentato uno dei problemi principali assieme al rapporto tra scienza e governo. L’assenza di una catena di comando certa è stato un motivo di confusione e perdita di tempo nelle scelte e rappresenta tuttora un alibi sulle responsabilità di governo».

Le restrizioni imposte ai cittadini sono state sempre proporzionate all’emergenza sanitaria?
«Sicuramente le misure restrittive adottate in Italia sono state le più severe al mondo; inoltre molte di esse non trovano giustificazione scientifica solida. A mio avviso, il lockdown nazionale poteva essere evitato con chiusure selettive delle Regioni, come fatto nella seconda ondata. Ciò che colpisce, inoltre, è che i provvedimenti siano stati presi sulla base di ragioni squisitamente politiche e non, come invece ci veniva raccontato da Conte e Speranza, scientifiche. Il ritornello “ce lo dice la scienza” è smentito da tutte le dichiarazioni dei membri del Cts».

La Commissione analizzerà anche le modalità con cui sono state assunte le decisioni relative alla campagna vaccinale?
«Sì, certo. Il tema è già stato affrontato e continueremo ad analizzarlo. Intanto è emerso che il vaccino non impediva il contagio, e inoltre ad agosto 2020 l’80% della popolazione era vaccinata. L’obbligo del Green Pass e le sanzioni sono stati una inutile e dannosa persecuzione che tuttora paghiamo. Inoltre, è emersa l’assenza di farmacovigilanza attiva dall’audizione di Aifa e stiamo verificando se ci sia stata una carenza di approfondimento degli effetti avversi».

È favorevole alla totale desecretazione dei verbali e dei documenti che ancora non sono pubblici?
«Io sono favorevole. In realtà quasi tutto il materiale è desecretato. Le poche cose secretate sono il frutto di un regime imposto da chi ci ha fornito i documenti».

Quali riforme ritiene indispensabili affinché l’Italia sia pronta ad affrontare una futura emergenza sanitaria?
«Intanto il governo Meloni ha aggiornato il Piano pandemico nazionale, che è stata una delle grandi assenze riscontrate durante la prima fase della pandemia di Covid. Se ci fosse stato un piano pandemico aggiornato avrebbe evitato molti morti, ma anche se si fosse utilizzato quello esistente, seppur vecchio, avrebbe evitato ritardi ed errori. Serve poi una catena decisionale chiara e veloce».