La vicenda delle dimissioni dall’Ente di Ricerca Europeo (ECR) di Mauro Ferrari e il successivo comunicato dell’ECR scrivono una brutta pagina nella storia dell’Europa e della ricerca scientifica. Il Professor Ferrari il 7 Aprile si è dimesso da Presidente dell’Ente di Ricerca Europeo, ente a cui è assegnato un budget, nell’ambito del programma europeo Horizon 2020, per gli sviluppi della ricerca a lungo termine e di eccellenza. Con una lettera pubblicata sul Financial Time, Mauro Ferrari ha spiegato che le sue dimissioni sono motivate dal non essere riuscito a far sì che il Consiglio europeo della Ricerca promuovesse un progetto dedicato specificamente alla pandemia di Covid-19, che sta uccidendo decine di migliaia di persone in Europa. La reazione dell’Ente di Ricerca è stata immediata: in un comunicato stampa l’Ente ha evidenziato come il Professor Ferrari avesse dimostrato mancanza di comprensione della ragion d’essere dell’Ente, fondato nel 2007, mostrando ”mancanza di impegno” e “varie iniziative personali in seno alla Commissione”.

Ho conosciuto Mauro Ferrari nel 2009 in un incontro sulla ricerca italiana nel mondo, in cui rappresentavo il nostro Ministero dell’Istruzione e da Presidente della commissione Pari a Opportunità del Consiglio d’Europa, nel programma del contrasto al tumore al seno, nel 2017 ho avuto il privilegio di visitare il centro di ricerche dello Houston Methodist Hospital, creato dalla straordinaria visione di questo scienziato italiano. Mauro Ferrari ha costruito un centro in cui la ricerca fosse ricerca per la comunità, in cui ricercatori, giovani e meno, di tutto il mondo unissero forze, visioni e competenze per una ricerca operativa attraverso la fase clinica. All’interno delle polemiche di questi giorni mi permetto di riportare al centro alcune considerazioni. Il Prof Ferrari non ha solo un curriculum di eccellenza, è anche uno scienziato e un uomo d’eccellenza. É uno dei padri delle nanotecnologie e ha sviluppato soluzioni che derivano dal multidisciolinarismo (ingegneria, medicina, fisica, biologia insieme). Ha dedicato venti anni alle ricerca per sviluppare cure per le malattie oncologiche, in particolare al fegato e ai polmoni, oltre che al seno, le principali cause di morte per i malati oncologici.

Il suo è un insegnamento importante, di cui dovremmo far tesoro: le risposte vengono solo dall’unione degli sforzi e delle menti di tutti, di tutte le nazioni, dall’indirizzare la ricerca per finalità sociali, vengono da una ricerca di frontiera, ma operativa.

Per Mauro Ferrari la scienza è una scienza dedita alla comunità: la ricerca non può essere ricerca senza benefici sociali e la conoscenza è la più grande forma di equità. Questa è la visione che, in qualità di Presidente, ha cercato di applicare anche in Europa, all’ECR. E lo ha fatto anche per il Covid-19, una pandemia.

Ciò che una certa rigidità della burocrazia europea non ha compreso è che con Mauro Ferrari e con la sua visione di ricerca e di scienza il programma Horizont 2020 e l’Europa stessa avrebbero potuto iniziare un nuovo corso, lo stesso a cui nella domenica di Pasqua ci ha richiamato Papa Francesco. La ricerca deve essere per gli uomini e per le donne e non può essere fine a se stessa. Abbiamo perso una grande occasione quella di superare gli egoismi individuali e di farci comunità scientifica e umana. La storia gli darà ragione.