“Alle banche chiediamo di sospendere le procedure per il protesto e l’iscrizione al Cai. Non ci saremmo mai sognati di chiederlo in altri momenti, ma adesso c’è bisogno che anche gli istituti di credito facciano la loro parte. Altrimenti molti imprenditori saranno condannati al fallimento”. È un grido di dolore e di allarme quello di Nicola Pellecchia, imprenditore del Giuglianese, patron di un marchio di store nel settore dell’abbigliamento sportivo e da cerimonia che vanta una tradizione di 50 anni e 45 dipendenti. Dà voce agli oltre 550mila imprenditori che in Campania vivono del fatturato dei loro negozi, delle loro piccole e medie imprese, e che dagli inizi di marzo sono fermi, costretti alla chiusura dal decreto con cui il governo ha imposto misure di contenimento per evitare la diffusione del Covid-19.

“I dipendenti sono in cassa integrazione e percepiranno mille euro netti e per me che sono socio amministratore e lavoratore sono previsti solo i 600 euro di bonus”, spiega Pellecchia illustrando uno degli aspetti della drammatica condizione che gli imprenditori stanno vivendo. Il vero dramma, tuttavia, restano le scadenze con i fornitori da onorare, l’incertezza sui tempi della ripresa e l’incubo di finire nella lista nera dei cattivi pagatori delle banche che, togliendo per il futuro ogni possibilità di accesso al credito, sarebbe come un colpo di grazia: “Veniamo da anni non proprio floridi in cui gli imprenditori, soprattutto i commercianti, hanno vissuto con gli incassi della giornata e non hanno grandi riserve di liquidità. Le banche – dice Pellecchia – potrebbero quindi venirci incontro sospendendo la procedura per il tempo che sarà necessario a ripartire”.

Fino ad ora gli istituti di credito sono stati sordi agli sos del mondo imprenditoriale. “Il governo deve intervenire subito e dare denaro a imprenditori, titolari di partita Iva, professionisti e tutti coloro che non possono più per decreto legge svolgere la propria attività e produrre economia. Si deve fare quello che hanno fatto i governi seri”, dice Vincenzo Schiavo, presidente di Confesercenti Campania, citando l’esempio inglese con la concessione agli imprenditori della disponibilità di scoperto bancario. In Italia le banche non sono ancora scese in campo: “In questo momento hanno i loro fortini carichi di denaro e continuano, nonostante questa crisi, a pensare a sviluppare ancora altre opportunità economiche. Ma non si sono accorte che siamo come in guerra? Il governo deve intervenire imponendo alle banche di intervenire a sostegno del tessuto imprenditoriale del territorio con mutui o scoperti bancari con dodici mesi di preammortamento”.

Ecco la proposta di Confesercenti per reagire alla pandemia che da emergenza sanitaria si è trasformata in emergenza economica. “Solo così – continua Schiavo – imprenditori, artigiani e liberi professionisti potranno ripartire appena sarà possibile”. In alternativa lo scenario sarebbe drammatico. Secondo le previsioni, senza un’apertura al credito da parte delle banche, il 50 per cento delle attività fallirà. In Campania dove si contano oltre 550mila tra piccole e medie imprese sarebbe la morte di oltre 250mila attività. E se si considera che il tessuto imprenditoriale campano dà lavoro a un milione e mezzo di lavoratori, si calcolano oltre mezzo milione di persone che non avranno più di che vivere. Una tragedia. “Per il momento gli imprenditori stanno vivendo del proprio denaro ma come si può pensare che possano farcela con i ‘meravigliosi’ 600 euro che distribuirà il governo? – conclude Schiavo – Servono misure oggi, subito, altrimenti le aziende falliranno o finiranno nelle mani dei signori in grigio”. Cioè gli usurai della camorra.

Napoletana, laureata in Economia e con un master in Marketing e Comunicazione, è giornalista professionista dal 2007. Per Il Riformista si occupa di giustizia ed economia. Esperta di cronaca nera e giudiziaria ha lavorato nella redazione del quotidiano Cronache di Napoli per poi collaborare con testate nazionali (Il Mattino, Il Sole 24 Ore) e agenzie di stampa (TMNews, Askanews).