Il governo Conte bis è (quasi) al capolinea. I Palazzi della politica sono deserti, causa vacanze natalizie, ma nelle chat di leader e parlamentari gli scenari si rincorrono. Quasi unanime la fotografia che vede il presidente del Consiglio “all’angolo”. Dalle parti di Italia Viva gongolano da giorni: “Hanno cercato i responsabili, ma non li hanno trovati e ora se l’avvocato non vuol saltare deve cercare l’accordo con noi”, è la linea. 

Roberto Gualtieri e Enzo Amendola sono al lavoro per definire una nuova bozza del Recovery Plan, nel tentativo di soddisfare almeno in parte le proposte emendative arrivate dai partiti di maggioranza. Matteo Renzi si gode quello che con i suoi definisce “un capolavoro politico”. Resta pronto a ritirare le ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti dal Governo, ma aspetta le mosse del premier, oltre che di Pd e M5S.

La partita, comunque, è ancora aperta e in campo ci sono diverse ipotesi. Se davvero Iv dopo l’Epifania uscisse dalla maggioranza, la crisi sarebbe aperta. In questo caso il nome di Mario Draghi rimane tra i più gettonati per guidare un Governo ‘di ricostruzione’ nazionale. “Non vede l’ora di fare il premier”, assicurano in Parlamento, ma dal Quirinale viene fatto filtrare che fin qui nessun passo è stato mosso per sondare questa possibilità. Non solo l’ex presidente Bce, però: a circolare con insistenza nelle ultime ore , forse anche per mettere Conte con le spalle al muro, è l’ipotesi di un governo a guida Marta Cartabia. La presidente emerita della Corte costituzionale diventerebbe presidente del Consiglio (prima donna nella storia della Repubblica) di un esecutivo ‘istituzionale’, ben visto dal Quirinale e credibile agli occhi dell’Europa in vista della messa a terra del Recovery plan. Nel totonomi del weekend c’è anche quello di Paola Severino, ex ministra della Giustizia del Governo Monti. “Una donna premier con una maggioranza simile a quella di oggi”, scommette chi lavora dalle retrovie ad una possibile soluzione della crisi. In lizza, poi, anche l’economista Fabio Panetta, membro italiano dell’esecutivo Bce.

Non esiste solo la strada che porta a un Governo tecnico, però. Resta ancora in campo l’ipotesi di costruire un nuovo esecutivo politico, sostenuto anche in questo caso da un perimetro parlamentare molto simile a quello giallorosso. Anche in questo caso i possibili nomi con vista su palazzo Chigi non mancano. Tra i dem ci sono quelli di Dario Franceschini, Roberto Gualtieri, Andrea Orlando.

Il pressing su Conte, insomma, resta fortissimo. Il premier, comunque, ha ancora qualche carta da giocare per restare a palazzo Chigi. In molti spingono perché si arrivi a un accordo: sulla delega ai servizi così come sul Recovery Plan, che magari richieda un ‘serio’ tagliando alla squadra di Governo per “non perdere l’occasione storica” che i 209 miliardi in arrivo da Bruxelles rappresentano. 

Dopo l’ultimo braccio di ferro, il ‘rimpastino’ ipotizzato a fine 2020 non sembra più sufficiente. “Conte avrebbe dovuto aprire la verifica mesi fa. Al punto in cui sono arrivate le cose è difficile che si vada avanti senza un chiarimento vero, nei contenuti e sulla struttura del governo”, dice chiaro il senatore Pd Luigi Zanda. Se di ‘rimpastone’ allora dovesse trattarsi, magari con un ritorno dello schema con due vicepremier, è facile immaginare che Sergio Mattarella potrebbe consigliare un passaggio in Parlamento per ottenere una nuova fiducia senza dover però passare da una crisi. Una sorta di “Conte due bis’. Al Nazareno si attendono le prossime mosse. “Conte e Renzi stanno giocando una partita a poker tra di loro, tra azzardi e non. Quando le carte saranno finalmente sul tavolo – ragionano i Dem – il partito più forte della coalizione vedrà quello che c’è e deciderà cosa fare. Noi puntiamo a rafforzare il Governo, che ha delle lacune, ma non andiamo dietro a questo gioco di specchi”.

Napoletano, classe 1987, laureato in Lettere: vive di politica e basket.