Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è arrivato allo stabilimento ex Ilva di Taranto e ha incontrato i dipendenti accompagnato da alcuni dirigenti del siderurgico. Il premier ha partecipato al consiglio di fabbrica permanente di Fim, Fiom e Uilm. Conte è entrato dalla portineria D della fabbrica, quella riservata all’ingresso degli operai. All’ingresso si sono raggruppati operai e rappresentanti di comitati e movimenti con striscioni che chiedono la riconversione economica del territorio. Il presidente del Consiglio è stato accolto da una serie di cori di protesta da parte degli operai, che da questa mattina sono in sciopero. È stata una folla di cittadini  ad accoglierlo fuori dai cancelli dell’Ex Ilva, prima di farlo entrare all’interno per partecipare al Consiglio di Fabbrica dei sindacati. Al suo arrivo molti hanno scandito cori inneggianti alla chiusura dell’impianto.

Lo stabilimento è incompatibile con la vita umana“, gli hanno detto gli operai. “Ci sono impianti fatiscenti che hanno più di 50 anni“. Gli operai hanno chiesto il reintegro dei lavoratori nelle bonifiche. “Parlerò con tutti ma con calma“. Cosi’ il presidente del Consiglio Giuseppe Conte al suo arrivo davanti ai cancelli dell’Ex Ilva, dove era atteso da molti cittadini ed operai. All’ingresso si e’ creata una certa ressa ed e’ nato un botta e risposta con alcuni cittadini che gli chiedevano di chiudere l’impianto. “Dovete conoscere la situazione“, gli ha detto un cittadino. “Sono qui per questo”, ha risposto il premier. “Vogliamo essere difesi non presi in giro, via lo scudo per Mittal”, gli hanno gridato. Poi il Premier ha parlato con le mamme che gli hanno esposto la difficile situazione per la salute dei bambini.

Il Premier si è lungamente trattenuto con gli operai e i cittadini che gli hanno parlato della situazione del’Ilva e della salute dei cittadini. “Noi vogliamo vivere”, hanno intonato. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è riuscito a procedere a rilento nella ressa dei cittadini, che fuori dai cancelli dell’ex Ilva avanzano richieste e spiegano le loro perplessita’ sui danni ambientali delle aziende. Molti sono cittadini del vicino quartiere Tamburi, nel quale si contano i maggiori ambientali e di salute. “Qui ci sono più morti che nascite”, dice una madre. “Abbiamo fiducia nelle istituzioni ma non fatela perdere a noi”, aggiunge un altro. “Questa città richiede altro – aggiunge un’altra persona – perchè continuate a insistere su questa fabbrica”. Il presidente del Consiglio dialoga con alcuni. Riporta il tema sul lavoro. “Tu lavori?”, chiede ad un cittadino. “Ora sono disoccupato”, risponde. E quando gli viene chiesto un giudizio sulla società che ora gestisce l’impianto risponde al premier, “Mittal non si è comportata mica tanto bene”.

È una folla composta da ambientalisti, operai e abitanti del quartiere Tamburi quella che all’arrivo del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, preme per parlargli. Il premier a molti di loro chiede: “cosa volete, la riconversione?”. Ma il gruppo che lo assedia all’esterno prima che possa entrare dagli operai ha una parola d’ordine: chiusura. Solo qualcuno accenna alla possibilita’ di una riconversione, impiegando per questo gli operai per la bonifica. Conte rivendica attenzione all’ambiente: “stiamo lavorando tanto per l’energia pulita”. “Non ho la soluzione in tasca. Vedremo nei prossimi giorni”, ha detto.