“Siamo stati bravi. Gli italiani sono stati in casa, i risultati sono molto positivi”. È un messaggio di ottimismo quello che arriva dal virologo Roberto Burioni, l’esperto del San Raffaele di Milano, ospite domenica sera a Che tempo che fa su Rai2 dove ha fatto il punto sull’emergenza Coronavirus. Per lo scienziato la situazione potrebbe migliorare nei prossimi mesi anche per una mera questione climatica: “C’è una speranza, che questo virus si trasmetta meno con climi più miti. Non sappiamo se sia così, se fosse così il contagio si attenuerebbe nei prossimi mesi. Ma, c’è un ma, dobbiamo stare pronti: potrebbe tornare in autunno”, mette in guardia Burioni.

Il virologo ha ricordato quindi che gli ingressi in ospedale e in terapia intensiva sono diminuiti, un trend accertato anche dal bollettino della Protezione civile diramato quotidianamente nel punto stampa di Angelo Borrelli. “Stiamo uscendo dall’emergenza che ci ha fatto tremare i polsi. Non dobbiamo mollare, non possiamo dare esatte” per la ripresa. “Dobbiamo cominciarci a preparare”, ha aggiunto Burioni.

Burioni ha quindi fatto il punto sulle scoperte recenti in merito agli aspetti ‘nuovi’ del Coronavirus. “Stiamo imparando che la contagiosità è molto superiore a quella che pensavamo, gran parte dei contagi vengono da persone con sintomi insignificanti. Tutti dobbiamo considerarci malati, tutti potremmo essere infettivi: quando usciamo, tutti dovremmo portare le mascherine. Dal momento in cui si viene infettati al momento in cui si manifestano i sintomi, passano 6-7 giorni solitamente. Però sappiamo che nei 3 giorni precedenti alla comparsa dei sintomi, la persona è contagiosa”. Per questo, mette in guardia il virologo, “ci serve una grandissima quantità di test, ci serve la possibilità di tracciare e isolare i soggetti contagiosi”.

LOCATELLI (CSS): “RITORNO A SCUOLA A SETTEMBRE” – Durante la trasmissione di Rai2 è intervenuto anche Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità. Per Locatelli si dovrebbe fare una “riflessione per posporre la riapertura delle scuole al prossimo anno”, Il presidente del CSS ha sottolineato come la sua fosse un’opinione personale e che la decisione finale “spetta al Governo”, ma non ha mancato di esporre la sua “preoccupazione”. Perché “se si abbandonano i comportamenti individuali che ci hanno portato a limitare il numero dei ricoverati e ridurre il numero dei morti. Se chiudere le attività produttive e attuare il distanziamento sociale e la limitazione delle libertà personali è stato doloroso, riaprire senza che il Paese torni nell’emergenza è un’operazione delicata”.