“Uno scienziato cinese di nome Li Chen fuggì negli Stati Uniti, portando una copia su dischetto dell’arma biologica cinese più importante e pericolosa del decennio. La chiamano ‘Wuhan-400’ perché è stata sviluppata nei loro laboratori di RDNA vicino alla città di Wuhan ed era il quattrocentesimo ceppo vitale di microorganismi creato presso quel centro di ricerca”. Non è un riferimento complottista al coronavirus Covid-2019, che secondo il governo cinese ha già provocato oltre 2mila vittime, bensì un libro scritto oltre 40 anni fa dal noto scrittore americano Dean Koontz.

Nel 1981 Koontz scrisse nel suo romanzo thriller “The Eyes of Darkness” che “intorno al 2020 una grave polmonite si diffonderà in tutto il mondo” e che questa è “in grado di resistere a tutte le cure conosciute”.

Ma, come spiega il giornalista informatico Paolo Attivissimo sul suo blog, “è pressoché inevitabile che fra i milioni di storie che vengono scritte prima o poi qualcuna ci azzecchi, almeno vagamente (leggendo i dettagli del romanzo, le caratteristiche del ‘Wuhan-400’ divergono fortemente da quelle del coronavirus)”.

Va detto inoltre che Koontz ha pubblicato più versioni del romanzo “The Eyes of Darkness”: nella prima, quella originale del 1981, lo scrittore faceva riferimento alla città sovietica di Gorki e il virus si chiama ‘Gorki-400’. La città divenne quindi Wuhan nell’edizione del libro del 1996, dato che l’Unione Sovietica non esisteva più e che la Cina sembrava una fonte più credibile.

Sempre il blogger Paolo Attivissimo spiega infine che “quello di Koontz non è il primo caso di apparente precognizione letteraria: il romanzo del 1898 The Wreck of the Titan di Morgan Robertson ‘previde’ il disastro del Titanic del 1912 descrivendo un transatlantico, il Titan, che affondava nel Nord Atlantico dopo uno scontro con un iceberg. In questo caso, però, il romanzo fu ritoccato dopo il 1912 per renderlo più calzante. Nella versione originale, infatti, la nave era di stazza minore, e il titolo era un ben più generico Futility”.