In Germania c’è un primo bambino contagiato dal coronavirus. A renderlo noto il ministero della Saluta del Land della Baviera. Secondo quanto ricostruito, si tratta del figlio di un dipendente della ditta Webasto di cui ieri era stato annunciato il contagio. Finora in Germania i casi confermati sono sei, tutti collegati all’impresa bavarese che aveva ospitato una donna cinese risultata poi affetta dal virus una volta rientrata nel suo Paese.

In Italia il test del coronavirus è stato effettuato giovedì sera, 30 gennaio, su una bambina di 3 anni proveniente da Hong Kong e in soggiorno a Champoluc, in Valle D’Aosta. Gli esami sono stati inviati all’ospedale Sacco di Milano e l’esito è atteso nelle prossime ore. “Verosimilmente il campione potrebbe essere negativo – ha spiegato Luca Cavoretto, responsabile del 118 dell’Usl della Valle d’Aosta – in quanto la sintomatologia della bambina è regredita, sta meglio, se si trattasse di coronavirus avremmo invece una precipitazione del quadro clinico”. Il test è stato effettuato su richiesta del medico pediatra in applicazione del protocollo ministeriale.

E’ possibile che ci siano altri casi, oltre a quelli dei due turisti cinesi”. Lo ha detto all’AGI Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Universita’ degli Studi Milano. “In base a quello che sappiamo del loro viaggio hanno sempre usato il pulmino. Ci sarebbero stati pochi contatti con gli altri e, come sappiamo già, per il contagio è necessaria una vicinanza stringente. E’ possibile – continua – che qualche caso secondario, come è successo in Germania, ci possa essere. Ma ritengo che si possa limitare nell’arco di uno, due o massimo tre casi”.
Questo però, secondo il virologo, non significa che Roma sia da considerarsi una meta da evitare. “Se una famiglia ha programmato le vacanze nella Capitale non deve affatto rimandare perché il rischio è davvero bassissimo”, sottolinea Pregliasco. Per quanto riguarda negozi e ristoranti cinesi, il virologo assicura che non c’è pericolo per il coronavirus. “Il cibo non determina infezioni”, precisa. “Peraltro, i cinesi usano sostanzialmente materiale locale”, aggiunge. In caso di contagio, Pregliasco spiega che “ad oggi non ci sono terapie specifiche. Si tratta il paziente con antibiotici per evitare sovrainfezioni batteriche. Si stanno sperimentando antivirali che sono efficaci per altri virus e si vuole vedere se funzionano. Però sono pochi i casi che sono stati trattati. Per ora, qualora ce ne fosse bisogno, è previsto solo il sostegno delle funzioni vitali, magari in rianimazione”