Pompare nel sistema denaro finché serve”. È questo, in estrema sintesi, il senso della decisione della Commissione europea che oggi ha comunicato il blocco del Patto di stabilità. La presidente Ursula von der Leyen ha annunciato l’attivazione della General escape clause, la clausola di salvaguardia del Patto di stabilità. Salta così, per la prima volta, quel tetto del 3%, nel rapporto tra deficit e Pil, che impediva ai governi di fare spesa in deficit senza venir meno alle norme europee.

“Il Coronavirus – ha spiegato la presidente von der Leyen – ha un impatto drammatico sull’economia, molti settori sono colpiti. Il lockdown è necessario ma rallenta gravemente l’attività economica”. La numero uno della Commissione ha spiegato che l’Europa mantiene la promessa fatta nei giorni scorsi, quella di fare tutto il possibile per sostenere l’economia e i cittadini: “Gli aiuti di Stato sono i più flessibili di sempre e i vostri governi possono dare i soldi che servono a ristoranti, negozi, imprese piccole e medie”.

 

Già in mattinata von der Leyen, rispondendo a una domanda della radio Deutschlandfunk sui Coronabonds, aveva detto che la Commissione sarebbe stata pronta a valutare tutti gli strumenti utili a mitigare le conseguenze economiche dell’epidemia. “Questo vale anche per i Coronabonds, se aiutano e se sono correttamente strutturati, saranno usati”, ha spiegato. I titoli, comuni a tutta la zona euro, servirebbero a finanziare la risposta economica alla pandemia con la garanzia del Mes, il fondo Salva Stati.

Del resto, è stato lo stesso premier Giuseppe Conte a chiedere che vengano utilizzate subito le risorse del Mes, circa 500 miliardi. “Si può anche pensare – si legge in una nota di Palazzo Chigi – di utilizzare le risorse del MES trasformandolo in una sorta di “Coronavirus Fund” perché le sue risorse possano essere utilizzate da tutti gli Stati europei per fronteggiare gli effetti economici prodotti dalla pandemia. Queste risorse devono pertanto essere concesse a tutti gli Stati, senza alcuna condizionalità presente o futura”.