“Eran trecento, eran giovani e forti,/e sono morti!/Me ne andava al mattino a spigolare/quando ho visto una barca in mezzo al mare:/era una barca che andava a vapore,/e alzava una bandiera tricolore”. Sono questi i versi immortali di Luigi Mercantini, che ispirarono l’istallazione a Sapri, nel Cilento, di una statua che rappresenta una donna, la spigolatrice, che guarda la scena in mare. Una nuova statua della spigolatrice è appena stata inaugurata sul lungomare cittadino e con essa sono partite le polemiche.

Un tempo quei versi di Mercantini si imparavano a memoria a scuola. Una storia che racconta la fallita spedizione di Sapri di Carlo Pisacane (1857) che aveva lo scopo di innescare una rivoluzione antiborbonica nel Regno delle Due Sicilie. La poesia racconta quella scena: la spigolatrice, una contadina addetta alla spigolatura del grano, si trova per caso ad assistere allo sbarco, incontra Pisacane e se ne invaghisce. La donna, la spigolatrice appunto, parteggia per i trecento e li segue in combattimento, ma finisce per assistere impotente al loro massacro da parte delle truppe borboniche.

Succede così che la spigolatrice diventa un simbolo anche se mai entrata nei libri di storia. La statua presente a Sapri se ne sta sola su una roccia, visibile solo dal mare. Ma negli ultimi giorni una nuova statua è stata inaugurata nella cittadina cilentana alla presenza anche di Giuseppe Conte. La statua è di bronzo, e rappresenta una donna dalle belle forme e con un abito succinto che sembrerebbe trasparente. Da qui la polemica di chi ha definito l’opera “sessista”.

“È un’offesa alle donne e alla storia che dovrebbe celebrare – ha scritto su Twitter l’ex presidente della Camera ed esponente del Pd, Laura Boldrini – Ma come possono perfino le istituzioni accettare la rappresentazione della donna come corpo sessualizzato? Il maschilismo è uno dei mali dell’Italia”. “A Sapri uno schiaffo alla storia e alle donne che ancora sono solo corpi sessualizzati. Questa statua della Spigolatrice nulla dice dell’autodeterminazione di colei che scelse di non andare a lavoro per schierarsi contro l’oppressore borbonico. Sia rimossa!”, ha chiesto la collega di partito Monica Cirinnà. E le Donne democratiche Pd di Palermo hanno sentito “il dovere di schierarci in modo netto e categorico per l’abbattimento di questa statua diseducativa e fuorviante che banalizza le donne e vanifica ogni comizio in favore della parità di genere urlato dalle poltrone politiche di ogni istituzione”.

Lo scultore Emanuele Stifano si è difeso su Facebook: “Se fosse stato per me – ha scritto in un post – avrei fatto una figura completamente nuda, lo stesso vale per il Palinuro di qualche anno fa e per le statue che farò in futuro, semplicemente perché sono amante del corpo umano in generale e mi piace lavorarci. Penso comunque che sia inutile dare spiegazioni a chi vuole assolutamente vederci depravazioni o cose varie”.

“Quando realizzo una scultura tendo sempre a coprire il meno possibile il corpo umano – ha spiegato lo scultore – a prescindere dal sesso. Nel caso della Spigolatrice, poiché andava posizionata sul lungomare, ho ‘approfittato’ della brezza marina che la investe per dare movimento alla lunga gonna, e mettere così in evidenza il corpo. Questo per sottolineare una anatomia che non doveva essere un’istantanea fedele di una contadina dell’800, bensì rappresentare un ideale di donna, evocarne la fierezza, il risveglio di una coscienza, il tutto in un attimo di grande pathos. Aggiungo che il bozzetto preparatorio è stato visionato e approvato dalla committenza. A chi non mi conosce personalmente dico che metto in discussione continuamente il mio operato, lavorando con umiltà e provando sempre a migliorarmi, lungi da me accostarmi ai grandi Maestri del passato che rappresentano un faro che mi guida e mi ispira”.

Laureata in Filosofia, classe 1990, è appassionata di politica e tecnologia. È innamorata di Napoli di cui cerca di raccontare le mille sfaccettature, raccontando le storie delle persone, cercando di rimanere distante dagli stereotipi.