In questi giorni in cui il Medio Oriente è in fiamme si sviluppa contemporaneamente e addirittura iniziata prima un’altra guerra in Asia, che appare oggi dimenticata dopo l’inizio del conflitto devastante in Iran. È la guerra tra Afghanistan e Pakistan, una guerra lampo ma che origina da una contesa secolare di confini e di attrito tra culture e popoli soltanto geograficamente vicini.

Il Pakistan è stato alla ribalta delle cronache recentemente, per la sfida militare di fatto persa con l’India, per contese territoriali e politiche. Un Pakistan che da molti anni è in una situazione a dir poco difficile e controversa, un Pakistan che si è negato alle riforme e alla democrazia dapprima reprimendo i tentativi di riforma: è noto il tragico caso nel 2007 della tragica fine dell’unica donna leader pakistana leader di ben due governi, Benazhir Bhutto e del suo tentativo di evoluzione del paese brutalmente represso come e peggio della repressione verso Aung San Suu Kyi in Myanmar e verso gli eredi di Indira Gandhi in India. Il Pakistan è tutto uno stato oggettivamente pericoloso un bad state, dittatura militare con alleanze bipartisan e garantita come dal lato filocinese la Corea del Nord, dall’avere delle bombe nucleari. Una potenza nucleare ma potenzialmente pericolosa come lo è la Corea del Nord. L’Afghanistan a sua volta è il campione dei bad states: è da poco dal 2022 ridiventato uno stato talebano e oscurantista, sta di nuovo reprimendo violentemente i giovani, gli intellettuali, le donne. L’Afghanistan è tornato uno stato protetto indirettamente dalla Cina e antioccidentale.

La guerra fra Afghanistan e Pakistan si è sviluppata nella scorsa settimana a fine febbraio 2026 improvvisamente e violentemente, vedendo stavolta prevalere i pakistani. Dopo le prime schermaglie iniziali da parte talebana e afghana i pakistani che non sono stati in grado nei mesi scorsi di tenere testa alla potenza militare dell’India, hanno avuto stavolta gioco facile, disponendo di un esercito organizzato e forte nell’attaccare la milizia scarsamente organizzata e con armamenti mediocri dell’Afghanistan. Una milizia quella di Kabul nel 2020 sufficientemente forte da prevalere nel 1989 sui russi e nel 2020 sul maggiore esercito del mondo con la fuga degli americani da Kabul ma ora debole rispetto all’esercito regolare Pakistano, dotato di una forte aviazione.

Un paradosso della storia. I pakistani dopo un’iniziale incertezza basata sull’effetto sorpresa dell’attacco talebano filo afghano, hanno attaccato con forza l’Afghanistan, riuscendo non solo a bombardarne le città afghane ma a attaccare la guerriglia ai confini che contemporaneamente si è sviluppata: la guerriglia antigovernativa in Pakistan in Baluchistan dei jihadisti collegati ai talebani afghani. I pakistani strumentalmente hanno accusato l’Afghanistan per la guerriglia in Baluchistan e per gli scontri nelle zone di confine. A loro volta i talebani rivendicano i loro attacchi contro il Pakistan in risposta alle azioni anti jihadiste operate dal governo di Islamabad. I militari al potere a Islamabad hanno dunque bombardato il 28 febbraio Jalalabad e il suo aeroporto, nella regione di Nargahar in est Afghanistan. Se gli Usa sostengono questa azione pakistana che in qualche modo va a vendicare l’onta del ritiro delle forze americane da Kabul sei anni fa, i talebani afghani a loro volta hanno dichiarato di essere in guerra con gli stati vicini tranne la Cina. I pakistani sostengono di aver ucciso 297 talebani sia dal lato pakistano che da quello afghano e di aver bombardato più volte l’Afghanistan.

In particolare il governo pakistano chiede esplicitamente al governo afghano talebano di impedire l’operatività militare definita terroristica anti pakistana del gruppo Fitna al Hindustan, gruppo attivo in Belucistan e del gruppo Teereek E Taliban gruppo attivo in Pakistan di combattenti talebani detto TPP. Inopinatamente le due crisi in Iran e in Afghanistan potrebbero unirsi e sommarsi sia perché l’Afghanistan e parte del Pakistan sono da moltissimi anni una fucina del terrorismo internazionale così come alcune zone dello Yemen, sia perché l’oltranzismo anti occidentale, anti americano, unisce i pasdaran sciiti e i taliban sunniti, paradossalmente.

Dall’altra parte dello scenario asiatico geopolitico inoltre la Turchia potenza islamica sunnita si prospetta come un rivale nascente geopolitico e strategico oltre che economica di Israele in caso di sconfitta dell’Iran nello scontro in corso tra Iran e Israele e USA, dunque l’intera Asia se si considera la crisi emergente a Taiwan è coinvolta da queste vicende.

Leonardo Dini

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