Minacce, aggressioni e campagne di delegittimazione, anche in Italia l’avvocatura è sempre più esposta a forme di intimidazione che incidono non solo sulla sicurezza dei singoli professionisti, ma sulla stessa tenuta delle garanzie dello Stato di diritto. È il quadro che emerge dall’indagine nazionale promossa dall’Osservatorio Avvocati Minacciati dell’Unione Camere Penali Italiane nell’anno 2025.

Pur in assenza delle gravi condizioni di repressione presenti in altri contesti internazionali, i dati raccolti mostrano una crescente insofferenza verso le prerogative della difesa, alimentata da spinte giustizialiste e securitarie che tendono a rappresentare i diritti fondamentali come inutili intralci al buon funzionamento della giustizia. Un clima che favorisce la diffusione di una vera e propria cultura dell’intolleranza nei confronti degli avvocati, colpiti per aver svolto la loro funzione anche in favore di soggetti ritenuti “indifendibili” dal tribunale mediatico.

Il questionario ha analizzato tipologie di aggressioni, comportamenti minacciosi o molesti, contesti, autori e modalità degli attacchi, nonché gli effetti prodotti sulla vita personale e professionale dei difensori. I risultati delineano tendenze allarmanti: le minacce risultano diffuse e spesso “normalizzate”, mentre cresce la percezione di una esposizione al rischio sempre più concreta. Particolarmente rilevante è il dato relativo agli attacchi sferrati alle avvocate e agli avvocati attraverso i social media capaci di incidere profondamente sulla serenità e sull’esercizio della professione.

L’indagine evidenzia anche una marcata reticenza alla denuncia e alla condivisione degli episodi subiti. La tendenza è quella di considerare tali eventi come “rischi del mestiere” rinunciando così a segnalarli per timore di ritorsioni e per una diffusa sfiducia nella capacità delle istituzioni, anche forensi, di fornire risposte efficaci. La partecipazione non massiccia all’indagine sembra riflettere proprio questa rassegnazione, oltre a una sottovalutazione del fenomeno.

I dati raccolti, tuttavia, parlano chiaro: aggredire o delegittimare l’avvocato significa colpire il diritto di difesa e minare l’intero sistema delle garanzie costituzionali. L’indagine rappresenta quindi non solo una fotografia di un fenomeno spesso sommerso, ma un campanello d’allarme che impone un maggiore impegno per sensibilizzare l’opinione pubblica, riaffermare la centralità del difensore nel processo penale e adottare strumenti concreti di tutela e prevenzione a difesa della dignità e della libertà dell’avvocatura.

Sabrina Viviani

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