I rapporti degli organismi internazionali del 2025 (e quelli degli anni immediatamente precedenti) denunciano e documentano l’uso sistematico di minacce ed attività repressive nei confronti degli avvocati difensori dei diritti umani e di cause “politicamente non allineate” in svariate parti del mondo. L’attività difensiva a favore dei soggetti sgraditi ad alcuni Stati in ragione del loro attivismo su temi sociali e politici, ha fatto, fa e continuerà a fare paura. L’anno 2026 è dedicato alla pericolosa erosione del diritto ad un libero e indipendente esercizio dell’attività forense negli Stati Uniti d’America che restano, tuttavia, in “pessima” compagnia. In questo stesso momento, in ogni angolo del mondo, si registrano situazioni di estrema criticità per l’esercizio del diritto di difesa. In alcuni Paesi dell’America Latina (Venezuela, El Salvador, Colombia) gli avvocati affrontano minacce, detenzioni arbitrarie e persino omicidi, specialmente quando difendono oppositori politici, attivisti ambientali, difensori dei diritti umani, popolazioni indigene o denunciano corruzione. Ovviamente, la minaccia all’avvocato si estende al cittadino che egli difende, compromettendo l’accesso alla giustizia.

L’Honduras resta uno dei Paesi al mondo più a rischio per la professione forense, con oltre un centinaio di avvocati uccisi a partire dal 2010. Diritti delle donne, delle popolazioni indigene, protezione dell’ambiente, denunce di corruzione sono i temi che fanno scattare le intimidazioni, le minacce e gli attentati, spesso impuniti. L’Inter American Bar Association è dovuta intervenire, anche con un’opera di sensibilizzazione della comunità internazionale, invocando il rispetto dei “Principi fondamentali sul ruolo degli Avvocati” approvati nell’ottavo congresso delle Nazioni Unite, a L’Avana nel 1990, in quanto strumento internazionale per la promozione e difesa dei diritti umani. Anche in Guatemala vige un contesto di grave deterioramento dello Stato di diritto nel quale si registrano sistematiche persecuzioni degli avvocati per la loro lotta alla corruzione e per la loro attività di difesa dei diritti umani. Nella stessa Europa gli avvocati sono sempre più minacciati da intimidazioni, arresti e attacchi fisici a causa del loro lavoro per la difesa dei diritti umani, tanto che il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 12 marzo 2025 ha adottato ufficialmente la Convenzione per la Protezione della Professione Forense. Un trattato innovativo volto a rafforzare le garanzie per gli avvocati e le loro associazioni professionali e a tutelarne l’indipendenza a fronte delle crescenti minacce, interferenze e pressioni che colpiscono gli avvocati in molte giurisdizioni europee, compromettendo il diritto alla difesa e lo Stato di diritto.

Gli avvocati a maggior rischio sono quelli che lavorano su casi “sensibili” (diritti umani, crimini di guerra, corruzione, opposizione politica), specialmente in Paesi con forti restrizioni statali come la Turchia, Bielorussia. La Bielorussia è particolarmente colpita dagli attacchi alla difesa dopo le proteste del 2020, con numerosi avvocati perseguitati per aver difeso oppositori politici, tanto da essere stata scelta nel 2025 come focus da parte della Coalizione Internazionale per la Giornata degli Avvocati in Pericolo. In Turchia gli avvocati che si occupano di casi legati a diritti umani, minoranze curde o critica al governo sono regolarmente sottoposti a intimidazioni, detenzioni e procedimenti giudiziari. Nel 2025 le rappresentanze internazionali dell’avvocatura sono state capillarmente presenti come osservatori con missioni ad hoc. Ha suscitato scalpore il processo contro il Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Istanbul e di tutti i Consiglieri per aver rilasciato dichiarazioni volte a chiedere una indagine sull’uccisione di due giornalisti del nord della Siria e a reclamare libertà e indipendenza per l’attività dei giornalisti nelle zone di conflitto. Risultato: un’accusa di propaganda terroristica e diffusione di informazioni fuorvianti con apertura di un procedimento penale, conclusosi, proprio in questo gennaio 2026, con una insperata assoluzione.

In Russia gli avvocati che difendono dissidenti, giornalisti o oppositori affrontano rischi significativi. Una deriva autoritaria che tende a recidere il rapporto tra l’assistito e il proprio avvocato, violando il diritto di difesa con metodi polizieschi ed aggressivi nei confronti della categoria forense. A nulla è servito lo sciopero eccezionale degli avvocati russi nel 2023 quale reazione ai violenti attacchi all’esercizio della loro professione. Le autorità russe hanno continuato nell’opera sistematica di attacco alla professione con intimidazioni e processi arbitrari agli avvocati. Anche in Ucraina, in un difficile contesto bellico, l’esercizio della professione forense è a rischio. Gli avvocati restano in prima linea per la tutela dei cittadini colpiti dagli eventi di guerra e spesso bisognosi di assistenza per migrare e per l’attività di raccolta delle prove necessarie a documentare i crimini di guerra.

L’Africa resta, in alcuni Paesi, un continente a rischio per la professione forense: avvocati minacciati, detenuti o perseguiti a causa del loro impegno nella difesa dei diritti umani e dello Stato di diritto. Negli Stati dell’Africa occidentale e centrale si registrano persecuzioni dei difensori che denunciano la corruzione, le tangenti e gli abusi di potere. In Tunisia le organizzazioni internazionali denunciano un deterioramento delle libertà. Gli avvocati operano in un clima di crescente repressione delle voci dissidenti. Emblematico il caso dell’arresto dell’Avv. Sonia Dahmani per avere criticato il regime autoritario del Presidente e già precedentemente condannata per le sue dichiarazioni sui comportamenti razzisti in Tunisia nei confronti dei neri e delle persone originarie della regione subsahariana, illustrandone la difficile situazione di migranti. È del novembre 2025 la notizia della sua liberazione (condizionale), disposta dal Ministero della Giustizia, così essendo stata accolta un’istanza della difesa. In Marocco, all’inizio di questo 2026, gli avvocati hanno indetto scioperi per protestare contro riforme della giustizia che minacciano l’indipendenza della professione. In Egitto le autorità hanno continuato a criminalizzare il dissenso colpendo, tra gli altri, anche gli avvocati. In Sudan, la crisi del diritto nel Paese espone i legali a rischi elevati di detenzione legati al conflitto interno. In Etiopia e RD Congo vi è un contesto di grave instabilità per l’esercizio della professione, con violazioni dei diritti umani che coinvolgono direttamente chi si occupa di giustizia penale. Anche il Continente asiatico ha fronti aperti quanto al pericolo per l’esercizio della professione forense.

Nel difficile contesto della guerra israelo-palestinese sono apparsi subito preoccupanti gli attacchi ad avvocati israeliani, compresi palestinesi con cittadinanza israeliana, che si sono opposti all’intervento militare o che hanno parlato in difesa dei diritti dei palestinesi, così come allarmante è il sempre maggior rischio dell’uso strumentale dell’azione disciplinare nei confronti degli avvocati della Israeli Bar Association. In Iran le nomine nei consigli dell’Ordine degli avvocati sono soggette al controllo ministeriale e della magistratura, vigono procedure restrittive che limitano il rilascio delle licenze agli avvocati, vi sono limitazioni dell’indipendenza degli avvocati e del diritto di consultare un legale. Molestie, intimidazioni e arresti colpiscono gli avvocati difensori dei diritti umani. Le accuse contro gli avvocati sgraditi vanno dai reati contro la sicurezza nazionale alla propaganda contro lo Stato, alla istigazione, alla corruzione con sequestro dei beni, revoca del passaporto. Inoltre, il pericolo di essere accomunati ai loro assistiti impedisce agli avvocati di esprimere in libertà le proprie tesi difensive.

In Afghanistan gli avvocati sono stati presi di mira da quando il governo talebano ha preso il potere il 15 agosto 2021. Il divieto o addirittura l’impossibilità per le donne di esercitare la professione e l’obbligo per gli uomini di ottenere una nuova licenza per svolgere la professione sotto il controllo del Ministero della Giustizia dei talebani, pregiudicano il libero esercizio della professione di avvocato. Lo Stato di diritto nel Paese è fortemente deteriorato e precario e ciò mette a rischio la vita di migliaia di afghani, tra cui molti avvocati, costringendoli a fuggire o a nascondersi in ragione della loro attività. In Pakistan l’attività di avvocati e difensori dei diritti umani viene intralciata con arresti e detenzioni col pretesto di incriminazioni di terrorismo informatico o discorsi d’odio. In Bangladesh le intimidazioni sono rivolte ad avvocati di vittime di violenza politica o religiosa e di minoranze. Nelle Filippine vi è stato negli ultimi anni un aumento esponenziale delle aggressioni ai giuristi e, tra essi, agli avvocati che si trovano ad operare in una condizione di precarietà, insicurezza e vulnerabilità continua. In Cina sono vigenti leggi repressive, arresti di attivisti e restrizioni. Misure sottili come l’uso di procedure disciplinari e la messa in discussione delle licenze. Molti avvocati cinesi difensori di diritti umani, laddove non incarcerati, vedono messa a rischio la loro licenza di esercizio della professione.

È molto. Certamente (e purtroppo) non è tutto.

Maria Laura Andreucci

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