È da alcuni giorni in vetta alle classifiche di download degli store digitali, sia Google Play Store che App Store, come app di messagistica. Parliamo di Signal, applicazione che ha avuto letteralmente un boom di download dopo una sorta di endorsement da parte di Elon Musk, ‘boss’ di Tesla e secondo uomo più ricco sul pianeta.

Da cosa deriva l’improvvisa notorietà di Signal, già nota in realtà tra i più “smanettoni” e tra i giornalisti e attivisti più sensibili al tema della privacy online? La corsa al download è nata dopo che il 6 gennaio scorso è stato reso noto da Facebook, la società di Mark Zuckerberg che possiede anche WhatsApp, che quest’ultima avrebbe avuto un imminente aggiornamento della sua informativa della privacy.

COSA CAMBIA IN WHATSAPP – Va specificato che gli aggiornamenti sulla privacy di WhatsApp, che entreranno in vigore l’8 febbraio, non saranno gli stessi per Stati Uniti ed Europa. In Italia e gli altri paesi dell’UE vige infatti il GDPR, uno dei più avanzati regolamenti in tema di protezione dei dati personali: fuori dall’Europa invece WhatsApp col nuovo aggiornamento richiederà per l’utilizzo la condivisione di alcuni dati dei suoi utenti con Facebook, per scopi commerciali e per migliorare l’esperienza utente. Va anche sottolineato che in Europa WhatsApp da alcuni anni condivide dati degli utenti con Facebook, ma non può farlo per scopi commerciali o di marketing.

IL RUOLO DI ELON MUSK – In tutto il mondo solo domenica 10 gennaio sono state oltre 800mila gli utenti che hanno scaricato Signal, secondo i dati pubblicati da Apptopia. A spingere il “popolo del web” è stato anche l’endorsement da parte di Elon Musk, seguito su Twitter da oltre 42 milioni di persone, che in un messaggio ha invitato a “usare Signal”.

COS’E’ SIGNAL – Sono molteplici le differenze tra Signal e la più nota WhatsApp, applicazione leader della messaggistica online. Signal è infatti gestita da un’organizzazione che non ha scopo di lucro, la Signal Foundation, venendo sviluppata a partire dal 2013 da un gruppo di attivisti per la privacy.

Signal è nota anche perché si basa un codice open source, chiamato Signal Protocol: a differenza di WhatsApp dunque qualsiasi esperto di informatica e sicurezza può “spulciare” tra i codici dell’app e giudicarne il funzionamento e la sua sicurezza.

Come la più famosa app di Zuckerberg, anche Signal si basa su un sistema di crittografia end-to-end, quindi le conversazioni tra gli utenti possono essere solo da mittente e ricevente. Il sistema di Signal è però più “puro”: Signal infatti non conserva nemmeno i metadati delle conversazioni, ovvero dove e quando hanno comunato gli utenti.

Romano di nascita ma trapiantato da sempre a Caserta, classe 1989. Appassionato di politica, sport e tecnologia