In un suo intervento Antonio Fazio, ex governatore della Banca d’Italia, disse che secondo la previsione più favorevole “la popolazione italiana tra il 1997 e il 2020 diminuirebbe di circa 1,4 milioni di unità nonostante un saldo migratorio estero positivo”. Invece, secondo l’ipotesi più negativa, “la popolazione italiana potrebbe addirittura diminuire nello stesso periodo di 4,4 milioni di unità”. Prospettive che, ammonì, “obbligano a una vera rivoluzione nell’organizzazione sociale”.

L’andamento demografico è preoccupante

Per molti, se non per tutti, questo è quanto ha detto recentemente l’attuale governatore Fabio Panetta. Invece quelle parole furono pronunciate da Fazio a febbraio del 1999, in occasione dei 60 anni della Società italiana di statistica. I dati effettivi hanno sostanzialmente confermato quelle previsioni. In questi ultimi 3 anni l’andamento demografico è ancora più preoccupante, con la costante riduzione dei residenti di cittadinanza italiana, con una denatalità crescente dal 2008 e con maggiore incidenza dei residenti di origine straniera.

I governi e la testa sotto la sabbia

In un paese “normale”, nei 25 anni dalla relazione del governatore Fazio si sarebbero potute programmare e attuare politiche efficaci sia per contrastare il calo demografico sia per gestire i flussi migratori. Invece sappiamo come è andata: è stata messa la testa sotto la sabbia. I vari governi di questo lungo periodo si sono “distinti” per l’inconcludenza delle politiche di sostegno alle famiglie e di miglioramento dei servizi, soprattutto sociali, affondando nelle sterili polemiche tra i presunti nostalgici di “Dio, patria e famiglia” e gli effimeri modernisti della “libertà della maternità”.

Ancora peggio è ciò che si continua a sentire sulle questioni dell’immigrazione. Proprio “agitando” le parole del governatore Panetta sulla necessità dell’arrivo di immigrati per sostenere il PIL e la spesa pensionistica, stanno ritrovando fiato le teorie “accogliamo tutti perché sono indispensabili”. Che poi vanno a ingrossare il lavoro nero e illegale è un problema del governo, accusato di non fare controlli. Insomma, tutta una “minestra riscaldata”, forse nemmeno tanto utile per raggranellare voti ma necessaria per alimentare l’insopportabile polemica quotidiana della politica nostrana.