Quella di Cristiana Rossi è la storia di una donna che lotta e rinasce per due volte. Contro le avversità della vita, che tutti affrontiamo, in misura più o meno impattante, ma anche contro lo Stato. Uno Stato che dovrebbe essere amico ma che invece alle volte sa stupirci per le difficoltà e gli ostacoli che sa mettere sul nostro cammino.  Cristiana è un ragioniere iscritta da trent’anni all’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Roma. È revisore legale, curatore fallimentare, CTU del Tribunale Civile e delle Imprese e della Corte d’Appello. Perito della Procura nonché della Corte d’Appello di Roma, Quarta Sezione Penale – Sezione Misure di Prevenzione. È iscritta all’Albo degli Amministratori Giudiziari, Sezione Esperti in Gestione Aziendale e Coadiutore dell’ANBSC.
È docente a contratto presso L’Università Telematica Niccolò Cusano – Master di II Livello in “Amministrazione Giudiziaria di aziende e beni sequestrati e confiscati”. È docente e relatrice in numerosi corsi e convegni, ed autrice di diversi articoli divulgativi e scientifici per Il Sole 24 Ore Norme Tributi Plus Diritto 24 e per La Giuffrè Francis Lefebvre S.p.A. Ma soprattutto, Cristiana Rossi è tutto questo nonostante tutto quello che ha subìto. Prima da parte dell’ex compagno – violenza, vessazioni, minacce di portare via la figlia – e poi, non bastasse, anche e addirittura dallo Stato. La prima battaglia, lunga oltre nove anni, Cristiana l’ha vinta ottenendo l’affido esclusivo di sua figlia a seguito delle sentenze nei diversi gradi di giudizio. Nove anni tutti in salita, trascorsi a combattere anche con giudici e assistenti sociali: per ottenere l’affido. Infatti, la Rossi aveva a più riprese sollevato il serio problema riguardante la protezione della bambina alle frontiere. Il suo ex compagno (straniero) aveva a più riprese minacciato di portarla via con sé.
La seconda, invece, è tuttora in corso. Dopo essersi messa alle spalle la triste vicenda del compagno, la Rossi riprende la propria attività, riuscendo ad assumere nuovi incarichi come amministratore giudiziario antimafia. Ma non tutto va per il verso giusto. C’è da premettere che l’iter relativo alla retribuzione da parte dello Stato nei confronti di un amministratore giudiziario dura intorno agli 8-9 mesi, dopo la conclusione della procedura che può durare anche tre anni e per la quale spesso si devono anticipare per conto dello Stato ingenti spese, tutte rigorosamente documentate. Subito prima del pagamento effettivo, si procede a verificare se il professionista destinatario del compenso sia o meno debitore verso lo Stato. È qui che lo Stato stesso sembra assumere le sembianze di un avversario. L’Agenzia delle Entrate le invia delle richieste di pagamento relative ad imposte maturate da una ditta individuale sottoposta prima a sequestro e poi a confisca antimafia. Si tratta di una ditta che la Rossi ha amministrato su nomina del Tribunale di Roma Sezione Misure di Prevenzione.
E ancora, dall’area personale sul sito dell’ADER, emerge che risultano collegati alla sua posizione debiti nei confronti di INPS e INAIL maturati in realtà da una società di capitali    – sottoposta a sequestro antimafia e di cui sempre la Rossi aveva assunto l’amministrazione giudiziaria e sempre su nomina del tribunale di Roma Sezione Misure di Prevenzione. Il valore di questa somma è di oltre 50.000,00 (vedere video). La Rossi scrive all’ADER , all’ADE, all’INPS, al suo giudice delegato delle procedure nonché al Presidente della Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Roma, chiedendo un appuntamento per rappresentare meglio l’abuso perpetrato nei suoi confronti dagli altri enti pubblici in seguito alle nomine dell’Autorità Giudiziaria. Non riceve alcun tipo di supporto. Negli ultimi giorni, ha scritto al Presidente del Consiglio e ai ministri Piantedosi (Interno) e Nordio (Giustizia). L’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei Beni sequestrati e Confiscati alla criminalità organizzata è infatti un’Agenzia Governativa avente personalità giuridica di diritto pubblico, sottoposta alla vigilanza del Ministro dell’Interno, come precisato anche nel relativo sito.
La verifica sulla situazione di Cristiana Rossi porta l’Agenzia delle Entrate e Riscossione a maturare l’unico compenso maturato dopo molti anni di forzata inattività. Nell’opposizione contro l’azione esecutiva dell’Ader, presentata presso il Tribunale Civile, si rileva che tra i vari debiti erano stati inseriti anche quelli che in realtà erano stati contratti da società fallite delle quali la Rossi fu nominata in passato curatore fallimentare. Il giudizio è durato cinque anni, all’esito dei quali il Tribunale ha liberato le somme che sono state versare alla Rossi. Dunque, ora sono sul tavolo due diversi compensi che devono essere percepiti dalla Rossi. Il primo riguarda la procedura di sequestro che ha interessato anche la società di capitali. Il secondo è invece relativo alla procedura di confisca che, sempre ai sensi del Codice Antimafia, ha interessato anche la ditta individuale di cui sopra. Per ciò che riguarda la confisca è necessario precisare che l’amministratore giudiziario in questa fase diventa coadiutore dell’ANBSC (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscasti alla criminalità organizzata, altrimenti definita Agenzia Nazionale).
Sempre riguardo a quest’ultimo pagamento (quello dell’ANBSC), la Rossi un anno fa ha ricevuto una telefonata da un sedicente collaboratore esterno all’Agenzia Nazionale per essere dissuasa dal richiedere il suo compenso. Questi ha lamentato anche l’applicazione della normativa per la determinazione dello stesso compenso (e cioè il D.P.R. n. 177/2015), pretendendo invece l’applicazione di un Protocollo del Tribunale di Reggio Calabria. Un documento mai visto, e che in ogni caso non costituirebbe una fonte normativa nel nostro ordinamento giuridico. Dunque, dopo quasi dieci anni spesi per recuperare sé stessa e sua figlia alla vita dai maltrattamenti e dalla violenza dell’ex compagno e da uno Stato non proprio amico, ora sempre lo Stato si palesa come avversario. Danno, beffa e delusione, per una persona perbene e una stimata professionista che lavora, come tutti, per sostenere la propria famiglia e autofinanziare il proprio lavoro.

Avatar photo