Svanito nel nulla dal 1997, Attilio Cubeddu, è ricercato in Italia e all’estero per sequestro di persona, omicidio e lesioni gravissime. Nato a Arzana in provincia di Nuoro il 2 marzo 1947, inizia la sua carriera criminale giovanissimo con l’Anonima sequestri. È accusato di aver partecipato ai rapimenti di Ludovica Rangoni Machiavelli e di Patrizia Bauer in Emilia-Romagna, messi a segno entrambi nel 1983, e al sequestro di Cristina Peruzzi, in Toscana nel 1981, per poi darsi alla latitanza. Arrestato nell’aprile del 1984 a Riccione, fu condannato a 30 anni di carcere da scontare nella casa circondariale di Badu ‘e Carros a Nuoro.

Per più di dieci anni di reclusione Cubeddu si è comportato da detenuto modello guadagnando numerosi permessi premio. Nel gennaio 1997, approfittando di una delle sue uscite premio, non fece più ritorno in cella e da allora è latitante. Una fuga probabilmente pianificata per partecipare al sequestro dell’imprenditore di Manerbio Giuseppe Soffiantini nel giugno 1997, custodito proprio da Cubeddu insieme a Giovanni Farina per mesi, mentre è stato assolto dall’accusa di un coinvolgimento nella morte dell’ispettore dei Nocs Samuele Donatoni, rimasto ucciso a Riofreddo il 18 ottobre del 1997 nell’ambito del sequestro Soffiantini. In più è indiziato, anche se mai formalmente incriminato, per aver avuto un ruolo nel sequestro di Silvia Melis, rapita a Tortolì, in Ogliastra, nel febbraio 1997.

Da anni si è fatta strada l’ipotesi che Cubeddu sia morto, forse ucciso da Giovanni Farina, un suo complice, per non dividere il denaro del riscatto per il Sequestro Soffiantini, altri, invece sono convinti che viva ancora in Sardegna protetto dalla sua terra e da una rete di fiancheggiatori. Nel 2018 i Carabinieri del Ros, in esecuzione di un decreto della Corte d’Appello di Roma, hanno confiscato la casa dove vivono in Sardegna la moglie Marisa Caddori e la figlia Samuela. Il provvedimento di confisca riguarda un fabbricato di quattro piani, del valore stimato di circa 400mila euro, edificato su un terreno di oltre 500 metri quadrati ad Arzana. Per gli inquirenti l’immobile sarebbe stato il frutto delle attività illecite condotte dal latitante.