Gli obiettivi
Da operaio a imprenditore di successo: la storia di Gianfranco Librandi con TCI Group e il consiglio di “non affezionarsi ai prodotti”

Territorio è la parola chiave. Seguirne l’evoluzione imprenditoriale, con una visione coraggiosa che guardi all’innovazione, non appena si presentano le anticipazioni di nuovi mercati. Questo, unito alla passione e voglia di sfida, è in comune denominatore delle migliori storie d’impresa della Lombardia. È la storia di TCI Group e del suo fondatore Gianfranco Librandi, che parte da un lavoro da dipendente, da un’azienda ferma in un mercato destinato a mutare profondamente e arriva fino…in Cina.
Gli inizi
La biografia di Librandi lo vede iniziare come operaio, negli anni ‘70, in una azienda del varesotto che produce le antenne da mettere in casa, sopra al televisore. Un’azienda che va bene e già rappresenta perfettamente lo spirito imprenditoriale lombardo fatto di solidità e di lavoro locale. Di quello spirito fa parte anche la scalabilità dei ruoli: chi merita va oltre, migliora se’ stesso e l’impresa. Ecco quindi il passaggio a responsabile, a manager. È l’intuizione che gli anni ‘80 siano quelli del cambiamento veloce, della concorrenza fuori dai confini, della tecnologia che arriva da oltreoceano, inesorabile. Librandi lo dice e per risposta gli viene data carta bianca.
Avrebbe potuto essere un’evoluzione nello stesso settore, invece nasce in breve la convinzione che non ci si debba innamorare del proprio prodotto, per gettare il cuore oltre l’ostacolo. “Non ti affezionare al tuo prodotto– scriverà poi nel suo libro “la mia Storia Italiana” – Lo so che lì dentro c’è la tua storia, capisco che una volta producevi fantastiche stufe di ghisa, ma ora c’è il gas e altri sistemi ancora più nuovi. Rimanere abbracciato al tuo prodotto non lo farà rimanere a galla, ma vi farà annegare insieme. Lascialo e nuota”.
L’evoluzione
L’oggetto della sfida sono i trasformatori di corrente elettrica, che necessariamente dovranno essere sempre più piccoli, leggeri, pratici e magari andare ad alimentare altre apparecchiature innovative. Così si arriva, nel 1982, alla nuova azienda, la TCI, che recupera tutta l’eredità della precedente, rimanendo sullo stesso territorio e assorbendone lo spirito del lavoro. Ma serve che la sfida si alimenti di prospettive, anticipando mercati e mode. Il futuro si chiama risparmio energetico l’applicazione più vicina alle esigenze è l’illuminazione.
Dopo quarant’anni, oggi TCI è azienda leader a livello mondiale nelle tecnologie applicate all’illuminazione led e lo è diventata aggiornando, innovando continuamente, al primo segnale di cambiamento, di prodotto e di mercato. Impiega 200 lavoratori e, comprendendo tutte le promanazioni del gruppo nel quale si è evoluta, arriva a fatturare quasi 500 milioni l’anno. Un po’ di parametri che hanno portato TCI a questo livello di evoluzione e a diventare un esempio perfetto della capacità di crescita dell’imprenditorialità lombarda, Gianfranco Librandi li spiega ancora nel suo libro: “Una regola e non limitarsi. Non limitarsi ad un solo cliente, ad un solo mercato, ad un solo prodotto. magari oggi sembra funzionare a meraviglia, ma in realtà ci si sta mettendo a rischio. il principale cliente può andare in crisi o semplicemente rivolgersi ad un altro fornitore, Il mercato nel quale ti muovi, può andare in crisi. Il prodotto che hai creato può essere copiato o diventare improvvisamente obsoleto”.
Senza confini nel cambiamento, senza confini nei mercati. Gli stessi dati riportati già in questa pagina illustrano bene la propensione dell’impresa lombarda a guardare senza timore all’estero, anche se per la massima parte con l’attività di export. TCI ha interpretato questa caratteristica “genetica” ancora una volta in modo coraggioso, andando a portare la propria produzione direttamente in casa del più temuto competitor, la temutissima Cina. Attenzione, però: non si tratta di delocalizzazione finalizzata a una produzione a minor costo, tant’è che son stati imposti parametri di diritto e regole del lavoro pienamente in linea con gli standard europei. L’obiettivo è stato ancora una volta incarnare lo spirito della sfida, mettendo in atto una produzione destinata anche allo stesso mercato interno cinese, partecipando con successo a gare pubbliche in quello stesso Paese. Esportando non prodotto, ma metodo, processo, principi.
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