L’abbiamo qui detto affrontando altri temi, della sussidiarietà, al lavoro; Milano è un sistema traente per tutto il paese. Lo è stata ieri, ma ancora più lo è oggi, dentro un’epoca che rende indispensabile non perdere il treno della crescita. Nella nostra pagina dedicata alla metropoli, questa settimana ci occupiamo di un processo che – a ben vedere – racchiude tutto il resto: la rigenerazione urbana, la qualificazione edilizia.
Da almeno vent’anni Milano lega indissolubilmente la sua fisionomia metropolitana ai cambiamenti economici e sociali, facendo sorgere nuovi quartieri sulle ceneri di aree degradate, sui resti di un passato industriale.

E l’edilizia non solo ha portato con sé nuove opportunità abitative e lavorative, ma ha attratto flussi finanziari internazionali che hanno iniettato nella città ulteriore carburante per la modernità. Anche il rilievo critico di una crescita concentrata sul centro cittadino, ha avuto risposta in progetti che si estendono fino alle periferie sulle quali gravavano condizioni di oggettivo degrado e disagio. Ebbene, oggi su questo sistema si stende l’ombra di un’azione giudiziaria estesa, di un sospetto di illegalità diffusa.

Al centro, però, non ci sono sospetti di tangenti e regalie, di relazioni torbide tra amministratori e affaristi, ma – per assurdo – un sistema di regole. Sì, perchè i presunti abusi sui quali insiste la Procura sono in realtà operazioni condotte entro il perimetro di norme consolidate, di interpretazioni riconosciute persino in sede di ricorsi giudiziari. Non siamo qui a mettere in dubbio la limpidezza delle inchieste, ma non possiamo fingere di non capire la sproporzione tra il lor oggetto e il danno che un rallentamento della crescita di Milano comporterebbe alla città e a al Paese.

Milano non è solo piazza di messa a terra di investimenti e di progetti. Non è solo laboratorio di politiche sociali e lavorative. E’ anche elemento di credibilità per l’intera Italia e cerniera affidabile con le economie più forti. Ci possiamo permettere che tutto questo venga messo in crisi? Milano con i suoi progetti di rigenerazione, riesce persino a scavalcare la politica avvitata su problemi che si autogenera: il “Salvamilano”, inserito inizialmente dal Governo nel Decreto Casa ne è la dimostrazione. Ma prudentemente e con assoluto diritto, il Capo dello Stato l’ha dovuto fermare. E oggi i 38 miliardi di investimenti che quel decreto vale, sono messi a rischio dagli effetti di inchieste che hanno in oggetto il posizionamento di qualche metro cubo di edificio. Se la legalità deve restare una certezza, accertare la persistenza non può e non deve fermare Milano.

Sergio Scalpelli

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