Ci siamo.
Il primo consiglio comunale si è riunito ieri nella maestosa sala dei Baroni al Maschio Angioino. Inizia così il 12 novembre l’avventura del sindaco e inizia anche il conto alla rovescia per le dimissioni nel caso in cui la Capitale non dovesse inviare un bel po’ di denaro. Ieri c’erano tutti, il sindaco Gaetano Manfredi, la Giunta e i quaranta consiglieri comunali eletti. Mancava solo il Patto per Napoli. Le linee programmatiche annunciate dal sindaco nei suoi quaranta minuti di discorso, sono chiare e strategiche, dalla valorizzazione di Bagnoli alla riacquisizione del ruolo centrale di Napoli, ma fermiamoci a riflettere su un punto: senza soldi non si cantano messe.
È banale, per carità, ma in questo momento tutte le idee e l’entusiasmo del sindaco poggiano su questo nodo infuocato: o arriva un aiuto importante da Roma, una legge ad hoc per Napoli o non si potrà pensare di realizzare non dico un progetto legato al Pnrr, ma neanche la sagra della pizza in via Caracciolo. Non si potrà fare nulla, niente di niente. Nel frattempo mentre si inaugura con tanta emozione la nuova consiliatura napoletana, il premier Mario Draghi non sembra voler tornare sui suoi passi e così nella bozza di manovra, presentata poche ore fa, di una legge speciale per Napoli continua a non esserci neanche l’ombra, una traccia, un piccolo rigo di speranza.
Ci saranno dei fondi, certo, ma per tutti i Comuni in difficoltà. Napoli rientra in quell’elenco, non in una lista scritta su una foglia d’oro. A questo punto la domanda sorge spontanea: Manfredi ha iniziato ufficialmente il countdown per le sue dimissioni? La settimana scorsa in un’intervista a Repubblica l’aveva detto chiaramente: Qual è il termine ultimo entro cui attende queste risposte dal governo? «Non oltre la Finanziaria. Mi aspetto un intervento». Se il governo non dovesse rispondere? «Non credo che si potrebbe andare avanti in queste condizioni». E ancora, pochi giorni fa è ritornato sulla questione dicendo che qualora questi soldi non arrivassero farebbe un passo indietro: «Dimissioni? Ho detto che valuterò insieme a cittadini se ci sono le condizioni perché Napoli vada avanti».
Riunire un milione di abitanti per discutere con loro delle possibili dimissioni pare un’idea un poco complicata, ma tutto è possibile e forse il sindaco ha già in mente una modalità per effettuare un mega vertice con la città. Un meeting nel quale i napoletani saranno chiamati a valutare le condizioni di Napoli e a sentenziare sulla possibilità di andare avanti o meno. Vedremo. Nel frattempo la situazione è la seguente: il Comune di Napoli è a corto di personale, non c’è nemmeno un dirigente tecnico, i fondi in arrivo dal Pnrr rischiano di diventare carta straccia, il sindaco non può assumere neanche un dipendente se prima non si esce dalla condizione di dissesto mascherato nella quale si trova la città.
Come se ne esce? L’ha chiarito proprio Manfredi: «Servono 600 milioni in tre anni per iniziare. Penso che con un intervento tra i 100 e i 200 milioni all’anno si riesce a mettere in condizione il Comune nel giro di due/tre anni di poter avere un recupero della capacità di riscossione per riportare il bilancio in equilibrio. È chiaro che questo è un lavoro che va fatto anche con una forte sinergia con lo Stato». Mario Draghi ha espresso la sua vicinanza alla città e l’intenzione di aiutarla, ma come dice lui, la finanziaria verrà approvata entro il 31 dicembre e quel giorno Manfredi la leggerà e se non ci sarà ciò che si aspetta e che ha chiesto a gran voce, farà un passo indietro. Inizia il countdown. Nel frattempo, mentre aspettiamo di leggere il testo definitivo della manovra, un piccolo bilancio possiamo farlo: quasi tutta la campagna elettorale del sindaco si è retta sul Patto per Napoli promesso da Pd e Movimento 5 Stelle. Patto che si è sciolto come neve al sole poco dopo la consegna della fascia tricolore. È quasi certo che il Governo non accontenterà il primo cittadino e a quel punto Napoli si ritroverebbe pure senza sindaco. Si era accesa una speranza tempo fa, una luce su una città avvilita da un decennio. Ma, a quanto pare, le uniche lucine che si accenderanno davvero oggi saranno quelle delle luminarie natalizie… che francamente sono anche bruttine.

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.