Ma adesso al governo Meloni serve un cambio di passo
È resa della politica alla magistratura dopo la vittoria del No, Delmastro e Bartolozzi si dimettono. Meloni ora punta Santanché: “Faccia lo stesso”
Passo indietro del sottosegretario e della capo di gabinetto di Nordio. Scossone nel governo dopo la vittoria del No. Adesso tocca alla ministra?
Terremoto a 24 ore dall’esito negativo del referendum sulla magistratura. Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, si è dimessa, e così anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. In bilico, in queste ore, anche Daniela Santanchè, ministro del Turismo.
Un segnale, da parte del presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che lascia poco spazio alle interpretazioni. Sono le conseguenze della vittoria del No. La maggioranza – a partire da Fratelli d’Italia – ha iniziato la sua riflessione interna. Che alla fine l’esito del referendum fosse anche politico, e non soltanto sulla giustizia, lo si era capito già osservando la reazione di chi, il referendum, lo ha vinto. I magistrati di Napoli che ballano “come una scolaresca”, così li ha descritti Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia, e intonano i cori da stadio – “Chi non salta la Meloni è” o “Bella Ciao” – sono chiari. Alla faccia della terzietà.
Nella campagna referendaria tutto ha fatto brodo: dagli slogan a difesa della Costituzione alla guerra in Iran, il merito è passato non in secondo bensì in ultimo piano, e si è strumentalizzato tutto. Era questo il trucco per vincere? Può darsi, ma non sono le uniche ragioni per cui, anche tra le fila della destra italiana, non vi è stata la compattezza sperata sul Sì. E la reazione di Fratelli d’Italia lo dimostra. Nordio, intervenendo a Sky Tg24, ha parlato di difetti “di comunicazione”, ribadendo la volontà di assumersi piena responsabilità politica della sconfitta – addirittura dicendo che, alla prossima legislatura, si vuol ritirare ai “diletti studi” – ma il tema di fondo non era certo soltanto l’impostazione della campagna. Era ed è più viscerale. Se prima tra gli azzurri era pronta la dedica di Marina Berlusconi al padre per la vittoria, non sono pochi ora i malumori che emergono: si sente la necessità di dare una scossa alla leadership. Lo stesso vale per Via della Scrofa, dove lo scossone è già iniziato; usare nei giorni scorsi il termine “leggero” in merito al caso di Delmastro non era esattamente ciò che molti elettori volevano sentire, anzi. E ancora, anche tra le fila del Carroccio, se si vuole tornare a crescere nei sondaggi, qualcosa deve cambiare.
Allora sì, aveva ragione lo storico leader della Democrazia Cristiana, Paolo Cirino Pomicino, quando sosteneva che il darwinismo, in primis, e non la cortigianeria, deve guidare la selezione dentro i partiti. Ora si volta pagina, e c’è un appuntamento importante alle porte: l’esame della legge elettorale, che inizierà il prossimo 31 marzo in Commissione Affari costituzionali alla Camera dei deputati. Ecco, allora – anche alla luce dell’importante affluenza registrata pochi giorni fa – un bel ritorno alle preferenze sarebbe un segnale di una politica che vuol smontare la cortigianeria e riporre al centro territori, confronto e dialogo – reale – con i cittadini.
© Riproduzione riservata







