Più carceri, certezza della pena, chiudiamoli lì dentro per sempre questi delinquenti. Forse è meglio che la politica non parli di carcere e giustizia. Forse meglio il silenzio. Davvero. Se quando parla i risultati sono questi… Arriva, come sempre, da Fratelli d’Italia nella persona del questore della Camera e deputato campano di Fratelli d’Italia, Edmondo Cirielli l’ultimo delirio: «Basta leggere i quotidiani per rendersi conto che la situazione peggiora costantemente. Scippi, rapine, aggressioni, soprattutto al centro o sul lungomare, sono all’ordine del giorno a Napoli e le vittime sono soprattutto visitatori, turisti e commercianti. E intanto, il ministro Cartabia, distratta su questo versante, continua a preoccuparsi quasi esclusivamente della condizione dei delinquenti in carcere».

I delinquenti in carcere… Magari questore Cirielli, magari il ministro Cartabia si stesse occupando dei criminali sbattuti in galera e stipati come animali nelle celle. Purtroppo non è così, il suo animo giustizialista dovrà ricredersi. Dall’inizio dell’anno ci sono stati 49 suicidi in cella, 3 negli ultimi cinque giorni solo in Campania, le carceri sono al limite del collasso, non c’è personale, non ci sono medici e perfino l’Europa ci dice che il nostro carcere non è umano. Sono mesi che da queste pagine invochiamo interventi concreti, non si muove una foglia… E poi, qualora, il ministro della Giustizia si stesse occupando davvero di quei delinquenti in carcere, quale sarebbe il demerito? È esattamente il suo dovere. Proprio questo deve fare: occuparsi e preoccuparsi della giustizia e di chi è ristretto nelle carceri che, ricordiamolo, fanno capo allo Stato. Sorprende che sia proprio il questore a sottolineare il (non) impegno della Cartabia verso chi sbaglia. Ma Cirielli ha anche la soluzione: «Prioritario è il potenziamento di presidi delle Forze dell’Ordine e la certezza della pena sarebbe già un ottimo».

Non solo, secondo Cirielli: «Bisognerebbe dotare gli agenti di polizia penitenziaria di taser e di ogni altro strumento tecnologico per garantire sicurezza». Repressione e manette, manette e repressione, un mantra che si ripete, si ripete e nessuno vede che queste soluzioni non portano a niente? Forse si dovrebbe iniziare a parlare di interventi preventivi, di giustizia sociale, di misure di aiuto da fornire prima che le persone in difficoltà entrino in carcere. Forse si dovrebbe iniziare a parlare di diritti. Ma non è finita, abbiamo un’altra soluzione geniale: «Occorrerebbe un aumento delle pene e la restrizione dei benefici carcerari ai delinquenti recidivi». Quali benefici? Nelle carceri manca l’acqua corrente, si vive ammassati come animali, d’estate si muore di caldo e non è un eufemismo. I detenuti non riescono a ottenere le visite mediche che gli spetterebbero di diritto, nessun favore, dovrebbe essere un loro diritto. Precisamente, quindi, di quali benefici carcerari parla il questore Cirielli? No, perché noi ogni giorno scriviamo di suicidi in cella e di altre atrocità. Forse i benefici li hanno e noi non lo sappiamo, può darsi. O può darsi che la politica non abbia la più pallida idea di cosa siano le carceri. Può anche darsi che la politica non sappia proprio da dove iniziare per cercare di arginare le azioni criminali a monte, intervenendo prima. Sono ipotesi eh…

Nata a Napoli il 28 settembre 1992, affascinata dal potere delle parole ha deciso, non senza incidenti di percorso, che sarebbero diventate il suo lavoro. Giornalista pubblicista segue con interesse i cambiamenti della città e i suoi protagonisti.