Ha iniziato la disperata raccolta delle firme. L’obiettivo è quello di presentare le liste e candidarsi alle prossime elezioni. Luigi de Magistris la politica non vuole proprio lasciarla nonostante quest’ultima lo abbia abbandonato da tempo. Così l’ex sindaco di Napoli, privo di qualsiasi sostegno politico se non per l’appoggio dei compagni di Potere al Popolo, ci sta riprovando: dopo la fallimentare avventura a Palazzo San Giacomo e la débâcle in Calabria, l’ex pm ha dato vita al progetto Unione popolare che ricorda tanto la Rivoluzione Civile di Antonio Ingroia. E sappiamo tutti come è andata a finire. La storia non gli avrà insegnato nulla. Sarà che per alcuni magistrati la politica non porta molta fortuna. Sta di fatto che Dema non vuole restare “disoccupato”, quindi ha dato il via alla corsa per occupare uno scranno in Parlamento. Cosa non si farebbe per una poltrona. L’abito indossato dall’ex primo cittadino è sempre lo stesso: quello di una sinistra radicale fatta di retorica e demagogia.

De Magistris potrebbe ingoiare anche un’altra delusione: la candidatura da parte del Partito Democratico di Sandro Ruotolo. Il giornalista e senatore, noto per le sue battaglie contro la camorra, è stato eletto a Palazzo Madama anche grazie all’endorsement dell’ex inquilino di Palazzo San Giacomo. Quest’ultimo aveva puntato tutto sullo zio della sua erede e delfina Alessandra Clemente, per poi litigare con il primo ed essere disconosciuto dalla seconda. Dura la vita per i sindaci in bandana. E così Ruotolo potrebbe essere di nuovo il candidato del partito al quale de Magistris ne ha dette di tutti i colori. Ma la politica negli ultimi anni ci ha abituato a questi e ad altri colpi di scena. Nello specifico stiamo parlando di porte girevoli. E non di quelle che si aprono per la magistratura ma dei portoni spalancati agli ex sindacalisti.

Infatti, Repubblica ha scritto che in Campania i Dem vogliono candidare l’ex segretario della Cgil Susanna Camusso o in alternativa, Annamaria Furlan, segretario della Cisl. È evidente che in modo legittimo entrambe potrebbero decidere di non godersi una tranquilla e meritata pensione, prospettiva praticamente negata a milioni di giovani nel prossimo futuro. Dunque, ecco trovata una sponda sicura proprio con quel partito che con i sindacati è sempre andato a braccetto. Ma l’oscar per il ruolo di miglior trasformista va senza dubbio a Luigi Di Maio. Sembra sia passata un’era geologica da quando il Ministro degli Esteri si affacciò da un balcone per urlare insieme ai colleghi grillini: «Abbiamo abolito la povertà!». O quando con il vecchio amico di merende Alessandro Di Battista andò a Parigi per esprimere solidarietà e forza ai gilet gialli. Poi, tra un vaffa e un’auto blu, Di Maio è diventato un convinto atlantista, amante delle istituzioni e grande supporter dell’ex banchiere Mario Draghi. Infine, la ciliegina sulla torta: dopo aver ostacolato Giuseppe Conte, guidato la scissione all’interno del Movimento 5 Stelle (di cui è stato leader), Di Maio si candiderà nella lista del democristiano Tabacci, alleato del Partito Democratico. L’eterno nemico di Bibbiano.

L’avversario di coloro che strappavano i bambini alle famiglie sottoponendoli agli elettroshock. Una delle pagine giustizialiste più tristi della storia del Belpaese. Del resto se “Gigino” fosse rimasto nel M5S avrebbe dovuto rinunciare alla sfida delle prossime elezioni. Si sa, in casa Grillo oltre i due mandati non si può andare. Ma il titolare della Farnesina ha dribblato regole e statuti lasciando il partito che ha contribuito a fondare e azzardando questa scommessa in casa Dem. Dall’aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno a diventarne il grissino con il quale gustarlo è stato un attimo. Anche a destra si preannunciano interessanti sorprese. Protagonista il triangolo Cesaro-Martusciello-Mastella. Come riportato da Il Mattino, il primo potrebbe non candidarsi personalmente. Ma il dente avvelenato contro Forza Italia è molto aguzzo. Quindi Cesaro jr garantirebbe il suo pacchetto di voti a Italia Viva. Invece il coordinatore regionale degli “Azzurri” è in pressing sul sindaco di Benevento. Un corteggiamento che potrebbe portare ai forzisti un po’ di voti e a Mastella una candidatura. A dimostrazione che i democristiani sopravvivono a tutto. Intanto il tempo è tiranno. Entro domenica gli schieramenti in campo dovranno presentare i propri simboli. Entro il prossimo 22 agosto dovranno essere consegnate le liste dei candidati. Insomma tra qualche giorno sapremo tutto. Anche i nomi di coloro che non vedono l’ora di sedersi su quelle calde e comode poltrone di Camera e Senato.