Il presidente degli Usa e di Putin rischia la sconfitta
Elezioni Ungheria, chi è Péter Magyar (favorito nei sondaggi): l’ex uomo di Orbán e la narrazione contro ‘barbari’ e corruzione del governo. “Ma può succedere di tutto”
Il rapporto personale di Washington con Orbán è indiscusso, ma la politica andrà avanti anche con altri attori: Magyar ha incassato l’assist e ha mobilitato i propri per l’ultimo rush e tentare di scrivere un turning point storico-internazionale per la sua Ungheria
BUDAPEST – L’Air Force Two, l’aereo del vicepresidente americano J.D. Vance, sembra aver finalmente lasciato l’aeroporto di Budapest “Ferenz Liszt” dopo una visita di due giorni a sostegno dell’amico Viktor Orbàn, l’”uomo” di Donald Trump nel continente europeo. La visita è stata intensa, includendo oltre al bagno di folla al palasport Arena di Budapest, anche l’intervento al Mathias Corvinus Collegium di fronte ai giovani conservatori ungheresi.
L’uomo degli Usa in Europa rischia la sconfitta
L’impegno dell’amministrazione americana e di Donald Trump – intervenuto in diretta telefonica con Orbán e Vance – non è mai stato forse così evidente: Viktor “è” l’uomo degli USA in Europa, e se i burocrati di Bruxelles boicottano l’Ungheria per la sua politica di difesa degli interessi nazionali, allora gli Stati Uniti sono al fianco di Budapest come “patrioti” e combattenti per la “libertà”. Certo, però, che la settimana prima delle elezioni ha visto tutti gli effetti dei leaks tra Budapest e Mosca, che non aiutano il recupero nei sondaggi del blocco di governo a trazione Fidesz. I dettagli emersi del filo diretto tra il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjàrtò e l’omologo russo Sergej Lavrov – in cui l’ungherese si impegnava a condividere i verbali delle riunioni UE mandandoli a Mosca – e poi di telefonate tra Orbán e Putin – parliamo dello scorso autunno – in cui in vista di un possibile tavolo negoziale tra Russia e Ucraina da tenersi a Budapest il leader magiaro si propone al servizio del presidente russo, hanno scatenato una furia di polemiche sul governo.
I rapporti personali, con il presidente americano e russo, sembrano non più essere così utili agli interessi del piccolo paese danubiano, magari da giocarsi anche dentro lo scacchiere europeo, ma prendono il senso di una subalternità – di Budapest anche a Mosca – che al di là delle contingenze attuali (con la Russia che rifornisce di energia l’Ungheria) non toccano corde storicamente pro-russe. La storia e la cultura magiara, infatti, è tradizionalmente anti-slava: durante la lotta di liberazione nazionale (il Risorgimento ungherese) viene avversata dalla Russia zarista (metà Ottocento), poi durante l’impero austro-ungarico a Budapest si preferisce costruire una ideologia di fratellanza turco-turanica da opporsi al panslavismo russo.
Magyar, la narrazione contro i ‘barbari’ e la corruzione del governo
Con la “liberazione” -occupazione della seconda guerra mondiale da parte dell’Armata rossa, contro il governo filo-nazista, l’instaurazione del regime socialista, e la successiva rivoluzione del 1956 repressa dai carri armati sovietici, si consolida quindi una narrazione nazionale in cui i russi-sovietici sono i “barbari” nemici della civiltà e della libertà magiara. Gli ultimi sondaggi danno infatti il fronte dell’opposizione di Tisza, guidato da Péter Magyar, molto avanti nei consensi al punto da poter forse eleggere i due terzi del parlamento. L’ex uomo di Orbán ha caratterizzato la sua campagna elettorale sulla corruzione del governo e sulla necessità di cambiamento, pur mantenendo una piattaforma politica conservatrice e moderata: intercetta il voto delle città, dei giovani, anche se le campagne e le comunità oltrefrontiera – che con passaporto ungherese votano alle elezioni politiche – si mantengono fedeli al primo ministro in carica.
Ma può “succedere di tutto”
I ben informati dicono che a queste elezioni può succedere “letteralmente di tutto”, con una distribuzione dei seggi che rifletterà poco le dimensioni dei voti ai partiti. Il rischio di un cambio di governo, dopo sedici anni di regime orbaniano, è però concreta, se lo stesso Vance, parlando della fratellanza e dell’età “dell’oro” tra Stati Uniti e Ungheria, postilla che questa proseguirà con i vincitori alle elezioni di domenica… Il rapporto personale di Washington con Orbán è indiscusso, ma la politica internazionale andrà avanti anche con altri attori: Péter Magyar ha incassato l’assist e ha mobilitato i propri per l’ultimo rush e tentare di scrivere un turning point storico-internazionale per la sua Ungheria.
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