«Rifiuti? Nessun complotto contro Raggi, è la Regione Lazio li vuole in strada». Lo scrive in un post su Facebook l’assessora ai Rifiuti di Roma, Katia Ziantoni. «La riapertura delle discariche di Roccasecca, Colleferro e Albano sono state tutte portate al tavolo del Ministero della Transizione ecologica – spiega l’assessora -, ma la Regione, a oggi, non ha mai adottato nessun provvedimento nè previsto un cronoprogramma delle attività necessarie a mettere in sicurezza Roma e i Comuni della Regione. L’ordinanza della Città metropolitana per riaprire la discarica di Albano arriva per inerzia dell’autorità competente. Da aprile, infatti, a fasi alterne i rifiuti restano in strada perchégli impianti di trattamento riducono le capacità in assenza di sbocchi nelle discariche laziali».

LE TAPPE DELLA VICENDA

Ziantoni ripercorre alcune tappe temporali inerenti ai siti per lo smaltimento, e prosegue: «Ma veniamo alle discariche, andando a ritroso nel tempo. Ad aprile 2021 chiude la discarica di Roccasecca per esaurimento delle volumetrie e il V invaso non viene completato in seguito agli arresti del suo gestore, Valter Lozza e di Flaminia Tosini, ex dirigente regionale al ciclo dei rifiuti. A seguito di approfondimenti tecnici, confermati poi dalle inchieste giudiziarie, Roma Capitale revoca la delibera con la quale, dando seguito ad un’ordinanza regionale, viene indicato il sito di Monte Carnevale per la futura discarica di Roma. La cava è sempre di proprietà di Valter Lozza. A gennaio 2020 la Regione Lazio chiude anticipatamente la discarica di Colleferro, nella città metropolitana di Roma, inizialmente iautorizzata fino al 2022. Oggi le discariche ancora attive nel territorio regionale sono due, quella di Civitavecchia, in esaurimento entro agosto e la discarica di Ecologia Viterbo che serviva già le province di Viterbo e Rieti. Gli impianti di trattamento non riescono più a ricevere i rifiuti, che quindi non vengono raccolti perchè gli scarti della lavorazione non trovano più sbocchi all’interno della Regione e portarli fuori richiede tempo e risorse. A dettare la tariffa fuori Regione, infatti è il privato con un gioco al rialzo che pagano i cittadini sulla propria pelle e sulle proprie tasche dal momento che i maggiori costi poi si calcolano sulla Tari».

IL PIANO PRONTO DA AGOSTO 2020

L’assessora ai Rifiuti quindi sottolinea che «ad agosto 2020 quando fu approvato il piano regionale dei rifiuti, si prevedevano 36 mesi per raggiungere l’autosufficienza all’interno dei cosiddetti Ato che coincidono con i confini delle province. Nessun Ato, nessun Comune è autosufficiente nè per il trattamento nè per lo smaltimento, ma la Regione per coprire le inchieste giudiziarie e la crisi regionale ha continuato a dirci di indicare una discarica dentro Roma. Cari futuri candidati sindaci – conclude – mentre spiegate ai romani dove dovrà essere realizzata la nuova discarica e quale piantano rifiuti avete per Roma, ricordatevi che nei prossimi due anni avrete bisogno di portare il trattato in giro per tutta Italia oppure fare un’ordinanza. L’ordinanza di Città metropolitana interviene per evitare che la città sia sommersa di rifiuti e per consentirci di continuare a realizzare il piano dei rifiuti approvato da Roma che prevede, lo ricordiamo: due impianti di trattamento dell’organico a Casal Selce e Cesano, 17 nuovi centri di raccolta, il 65 per cento di raccolta differenziata al 2024, due impianti di valorizzazione della frazione secca (plastica, carta e metalli) di cui uno a Rocca Cencia con la riconversione del polo industriale, un nuovo Tmb, l’acquisizione di un impianto esistente, la riduzione della riduzione dei rifiuti del 4 per cento. Intanto – conclude Ziantoni – mentre i 51 Comuni del Lazio vantano alte percentuali di raccolta differenziata portano i loro rifiuti indifferenziati a Porcarelli e il resto in giro pec tutta la Regione. Basta ipocrisie».

Sofia Unica