La crescita irlandese ha aperto una sfida che riguarda da vicino anche l’Italia: trasformare la forza di un sistema economico in nuova capacità industriale. Dublino è riuscita ad attirare capitali, multinazionali e alcuni dei maggiori protagonisti mondiali della tecnologia e della ricerca, ma ora deve accompagnare questa espansione con nuove infrastrutture energetiche e di trasporto, servizi sanitari e competenze produttive. È qui che il rapporto con l’Italia può superare il perimetro tradizionale degli scambi commerciali. Roma dispone di una manifattura articolata, di imprese specializzate e di un patrimonio di conoscenze industriali che risponde a molte delle necessità irlandesi; soffre però la frammentazione del proprio tessuto produttivo, che rende più difficile per le aziende minori accedere ai mercati esteri e ai grandi circuiti internazionali dell’innovazione. La complementarità è evidente: l’Irlanda ha bisogno di accompagnare la propria crescita con nuove infrastrutture e competenze produttive, l’Italia di canali capaci di portare le sue Pmi dove si concentrano capitali, tecnologia e ricerca.

È su questo equilibrio che si fonda il memorandum d’intesa firmato a Villa Spada, residenza dell’ambasciatrice d’Irlanda a Roma, da Ibec, Unioncamere e Assocamerestero, con il coinvolgimento della Camera di Commercio Italiana in Irlanda. Il percorso ha preso avvio nel marzo 2025, in occasione della visita in Irlanda del viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, e mette oggi in relazione il sistema camerale italiano con un’organizzazione, Ibec, che rappresenta oltre 1.800 imprese, comprese numerose multinazionali. Più che un accordo di promozione commerciale, l’intesa prova dunque a costruire un’infrastruttura di accesso al mercato: informazioni, formazione, ricerca di partner e assistenza operativa per aziende che spesso possiedono prodotti competitivi, ma non le dimensioni necessarie per affrontare da sole un processo di internazionalizzazione. Il nuovo scenario geopolitico rende questa funzione ancora più rilevante. Come osserva Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere «le piccole e medie imprese italiane guardano con grande interesse ai mercati geograficamente più vicini», mentre instabilità e tensioni internazionali rendono più difficile raggiungere destinazioni lontane. L’Irlanda offre la stabilità del mercato unico e, allo stesso tempo, un’economia fortemente proiettata sui flussi globali. Non si tratta, però, soltanto di vendere meglio il Made in Italy.

Le occasioni più interessanti possono arrivare dai settori nei quali Dublino deve colmare il divario tra crescita economica e dotazione infrastrutturale. Danny McCoy, amministratore delegato di Ibec, indica in particolare la realizzazione di nuove metropolitane e delle opere necessarie a portare a terra l’energia prodotta dagli impianti eolici offshore. Sono progetti che chiamano direttamente in causa l’ingegneria, la componentistica e le competenze italiane nella costruzione di infrastrutture complesse. Sanità, farmaceutica e invecchiamento della popolazione allargano ulteriormente il terreno della cooperazione, mentre sicurezza e difesa gli attribuiscono una dimensione che è insieme industriale e politica. «L’Irlanda ha molto da imparare dall’Italia», riconosce McCoy, legando il rafforzamento della capacità produttiva anche alle nuove responsabilità europee di Dublino. La rete camerale dovrebbe servire a trasformare questa domanda in opportunità accessibili anche alle imprese meno strutturate. Per Mario Pozza, presidente di Assocamerestero, la forza dell’intesa sta proprio nell’unione tra le Camere italiane, che conoscono il tessuto produttivo nazionale, e quelle presenti all’estero, composte da imprenditori radicati nei mercati locali.

Una combinazione che può ridurre costi, incertezza e distanza informativa, ostacoli che incidono soprattutto sull’espansione delle Pmi. «L’Irlanda può rappresentare un punto di riferimento per permettere alle piccole e medie aziende italiane di accedere a nuove opportunità», spiega Pozza. Il vantaggio, del resto, può essere reciproco. L’Italia porta capacità manifatturiera, qualità e specializzazione; l’Irlanda offre un ecosistema nel quale innovazione, finanza e grandi gruppi internazionali convivono e alimentano una forte proiezione sui mercati globali. Se questa relazione funzionerà, il risultato non sarà soltanto qualche esportazione in più. Potrà nascere un asse tra industria e tecnologia capace di valorizzare le complementarità tra i due Paesi e aprire nuove opportunità di crescita per entrambi.