Abbiamo dovuto aspettare l’Europa. Da soli non ce la facevamo. Sarebbe bastato leggere la Costituzione Italiana, scritta nel 1947, per capire che l’ergastolo ostativo è illegale. E anche un po’ medievale. I fondatori della Repubblica lo avevano scritto nell’articolo 27 della Carta. E invece niente. Il forcaiolismo che domina sull’opinione pubblica, e anche sull’intellighenzia, ci ha impedito di fare la figura di paese civile. Ora è intervenuta l’Europa per ristabilire la logica, la ragionevolezza e il diritto, e per spiegarci che gli esseri umani sono tutti – tutti – esseri umani. A noi italiani – anzi a tutto il mondo, lo aveva già spiegato Cesare Beccaria, ma chi se lo ricorda più Beccaria! Anzi, magari qualcuno se lo ricorda e se lo prende gli rifila subito un’accusa di concorso esterno…

La sentenza della Corte Europea, che respingendo un ricorso del governo italiano stabilisce in modo definitivo l’illegittimità del “carcere a vita senza benefici”, stabilisce anche un altro principio molto importante: che il pentimento e la collaborazione con le autorità (cioè la magistratura) non possono essere considerati requisito indispensabile per ottenere i benefici previsti dalla legge per i detenuti. Cosa vuol dire? Semplicemente che si mette una pietra sopra la stagione del pentitismo, che certamente ha dato un aiuto nella lotta contro il terrorismo e la mafia, vent’anni fa; ma che poi era diventato un puro strumento di potere della magistratura, e un elemento di deviazione nella ricerca della verità.