Vi sono regioni d’Italia che danno occasione di una continua riscoperta, un sentimento che in questo anno – con le frontiere chiuse – ci tocca ancora più da vicino.

Per tutte le volte che siamo partiti alla ricerca di mete estere da scoprire, la meraviglia è rimasta nascosta nei luoghi del nostro Paese. Tra le mete più spettacolari dello Stivale, la Valle d’Itria, a sud dell’altopiano delle Murge in Puglia, offre ai visitatori un panorama unico, in cui il verde degli ulivi e il bianco dei trulli punteggiano la terra rossa, su cui si ergono diversi borghi medievali. Conosciuta anche come Valle dei Trulli, si estende a cavallo delle province di Bari, Brindisi e Taranto e comprende numerosi punti d’interesse caratteristici e suggestivi. Giunto alla XI edizione, l’appuntamento culturale con il Festival dei Sensi ha contribuito in questi anni a far rinascere alcuni dei sensazionali luoghi che si trovano nella valle. Portando in queste affascinanti località personalità di primo piano del panorama culturale italiano, l’evento – sotto la direzione di Milly Semeraro – ha rianimato, con la riapertura al pubblico, alcuni degli stabili simbolo di questa terra.

Un territorio disseminato di eventi, incontri ed esposizioni: dal 28 al 30 agosto la valle sarà scena di un vero e proprio safari culturale. Il Festival, patrocinato dalla Regione Puglia, vuole valorizzare la relazione della popolazione con il territorio e con i suoi gioielli. Dal Giardino botanico di Pomona alla Cava Conti di Cisternino, dalla neviera di Petra Nevara alla Regia Stazione Ippica di Martina Franca, vi presentiamo alcuni dei luoghi particolari e bellissimi che l’appuntamento culturale ci dà l’opportunità di esplorare.

Regia Stazione Ippica

Istituita con Regio Decreto negli anni Venti e oggi di proprietà del Comune di Martina Franca, la Regia Stazione Ippica nacque come macelleria e ancora porta iscritto il nome di Pietro Vito Marinosci, della omonima famiglia di macellai, che gestiva la sua rinomata bottega in città. Fu successivamente destinata alla selezione del cavallo murgese. Nel 1970 passò sotto la giurisdizione dell’Istituto Incremento Ippico di Foggia e fu gestita da palafrenieri con deposito di stalloni murgesi. Oggi, sottoposta ai vincoli Valle d’Itria e ai Decreti Galasso, è l’unica stazione ippica rimasta in Puglia. Il complesso attuale si estende per oltre 2.000 mq e comprende un corpo principale con corte interna, stalle e fabbricati aggiunti successivamente, oltre a un vasto terreno di pertinenza.

Cava Conti di Cisternino

La zona in cui si trova la Cava Conti, sui monti di Cisternino, è un luogo storico di estrazione della calcarenite, una pietra compatta detta anche pietra gentile o tufo bianco. La calcarenite è una pietra bianco latte con caratteristiche bruniture ed è possibile ammirarla su molte delle suggestive strade dei Sassi di Matera. La cava è stata ereditata di generazione in generazione dai discendenti di una delle famiglie più importanti di Cisternino e successivamente data in concessione a mastri locali. L’attività estrattiva è proseguita fino agli anni 2000, quando sono stati introdotti alcuni nuovi vincoli ambientali e urbanistici.

Cimitero vecchio di Cisternino

La chiesa di Santa Maria di Costantinopoli fu edificata all’inizio del XVII secolo, in seguito al decreto borbonico che vietava le sepolture nelle chiese pubbliche, e venne utilizzata per le sepolture fino al 1918, anno in cui il paese si dotò di un nuovo cimitero. Fu allora che la chiesa venne ampliata e circondata da alte mura di cinta. Pregevole l’altare maggiore, realizzato in pietra locale da Mastro Pasquale Simone di Lecce e la collezione di ex voto, di particolare eleganza e originalità.

Masseria di Montereale

Si dice che la masseria di Montereale abbia preso il nome in ricordo di un soggiorno che il Re Vittorio Emanuele II di Savoia vi trascorse. Si estende fra l’agro di Cisternino e quello di Ostuni, note località che coronano la Valle d’Itria. L’azienda agricola, ancora pienamente funzionante, consta di un complesso di fabbricati rurali risalenti ad un periodo compreso tra il XV ed il XIX secolo, di particolare pregio ambientale ed architettonico. Il corpo principale è costituito dall’abitazione padronale, dimora storica risalente al 1710, e vi sono annesse un’antica chiesetta ed un’ampia pineta. Il paesaggio che è possibile ammirare dalla masseria è caratterizzato da una vasta macchia mediterranea e da una piantagione di uliveti secolari di circa 70 ettari.

Giardino botanico di Pomona

Pomona era la dea romana dei frutteti: a lei è intitolato il Conservatorio Botanico dei Giardini di Pomona, dieci ettari di biodiversità in cui è possibile scoprire mille diverse varietà di alberi da frutto, oltre ad erbe aromatiche e altre piante. Durante le visite vengono stimolati tutti i sensi, persino il gusto: è infatti possibile assaggiare la frutta che cresce nella struttura. Il vasto tesoro botanico del Conservatorio è dovuto all’iniziativa del fondatore Paolo Belloni, grazie al cui lavoro molte piante sono state salvate dall’estinzione. Una collezione particolarmente rinomata è quella di Ficus carica, pianta tipica del bacino del Mediterraneo e di cui sono presenti più di cinquecento esemplari. Al centro del Conservatorio, circondato dalla lavanda, cresce anche il cachi di Nagasaki, seconda generazione di un albero di cachi che sopravvisse miracolosamente alla bomba atomica del 9 agosto 1945. La struttura offre la possibilità di soggiornare, proponendosi come un esempio virtuoso di turismo a basso impatto.

Palazzo Amati

Il palazzo, risalente al tardo Medioevo, si staglia con la sua torre sul cosiddetto “Ponte della Madonnina”, offrendo ai visitatori una magnifica vista panoramica sulla cinta muraria angioina che circonda il centro storico di Cisternino e sulla Valle d’Itria. Nel patrimonio della famiglia Amati da oltre cinque secoli, conserva intatto il fascino delle sue antiche strutture, attualmente oggetto di un primo intervento di restauro conservativo.

La neviera di Petra Nevara

L’antica neviera di Petra Nevara è la neviera meglio conservata dell’Antopiano delle Murge. Facilmente raggiungibile dai trulli della masseria Pavone, è composta da due ampi ambienti al piano terra e da una parte sotterranea a due piani, per una profondità di quattordici metri. Convertita recentemente in uno stabilimento vinicolo, la neviera garantì l’approvvigionamento di ghiaccio dell’area dalla sua fondazione nel XVII secolo fino a tutto il XIX. Il duca di Martina Franca ne deteneva il monopolio di produzione; oltre che per scopi medici, il ghiaccio veniva utilizzato dai pochi che potevano permetterselo per preparare squisiti sorbetti: era molto prezioso e veniva realizzato sotterrando la neve durante l’inverno.

Giardino della masseria Posillipo

Nel punto più alto della città di Martina Franca si trova la masseria di Posillipo, sopravvissuta tenacemente ai ripetuti attacchi di un’accanita speculazione edilizia. La masseria, in passato tenuta di caccia, può vantare una vista eccezionale, affacciandosi sulla città da un lato e dominando dall’altro il vasto paesaggio delle Murge. Il bel giardino era attraversato da due viali affiancati da pergolati di cui ancora si ravvisano le colonnine di pietra. Fu un amministratore giunto al seguito del duca Francesco II, Nicola Casavola, a fondare la masseria nel 1735: a lui si deve il nome partenopeo della masseria, come anche l’epigrafe incisa all’ingresso del giardino: A.D. 1735/M. NIC.CASAVOLA/NAPOLITANO/QUI FORMO’ POSILLIPO.

 

Masseria Maggi

Su una modesta altura ad appena 369 metri sul livello del mare, si trova la secolare masseria Maggi, all’interno di un podere rimasto proprietà della famiglia Maggi per almeno tre secoli e che oggi è nota anche come masseria Pavone, dal nome del nuovo proprietario. L’antica masseria è stata testimone di numerosi eventi della storia locale: il cronista Donato Antonio Filomena (1769 – 1846) racconta come proprio da qui partì il colpo di cannone che il 16 marzo 1799 segnalò ai sanfedischi venuti da Taranto di dare inizio all’attacco alla Città di Martina, dominata dai ribelli Repubblica. Il complesso comprende diversi trulli, adibiti ad un uso abitativo per i coloni oltre che alla conservazione dei raccolti, un grande fabbricato a più piani e una piccola cappella. La masseria offre un’ampia vista del paesaggio circostante e della città.