La piazza del Popolo semivuota ha messo in agitazione il fronte del No. E così i Cinque Stelle hanno cercato rincalzi. E per parlare di referendum sull’ordinamento giudiziario non hanno chiamato giuristi ed esperti. Hanno pescato nel sottobosco più tossico dell’antioccidentalismo militante. Il risultato è andato in scena ieri alla Camera, nell’Aula dei gruppi parlamentari, con un titolo gratuitamente solenne e un parterre inquietante: Per un governo che attui la Costituzione. Più che un convegno, un circo. Più che un dibattito, una sfilata rosso-bruna.

A denunciarlo sono stati Matteo Hallissey, presidente di +Europa e Radicali Italiani, e Filippo Blengino, segretario dei Radicali Italiani, con parole durissime: «La banalità del male, in salsa rosso-bruna, ha trovato casa nel cuore delle istituzioni democratiche». Difficile dar loro torto, guardando i nomi in cartellone. C’era Alberto Fazolo, ex combattente in Donbass con le milizie filorusse contro l’Ucraina. C’era il solito Alessandro Orsini, ormai presenza fissa di ogni palcoscenico dove si recita il rosario delle colpe dell’Occidente. E poi il campionario prevedibile: movimenti “No Nato”, sostenitori del regime cubano, militanti Pro-pal. Fino all’imam di Torino Baya, indicato dai Radicali come uno che inneggia al 7 ottobre e tifa per i missili iraniani. Dimmi con chi vai, si dice, e ti dirò chi sei.

Qui la campagna del No tocca il suo apice, mettendosi a nudo. Non c’è alcun rilievo verso il quesito. Siamo al tentativo di cavalcare il rumore per produrre instabilità: la legittimazione istituzionale di una compagnia che tiene insieme putiniani, antiamericani professionali e fanatici dell’odio anti-israeliano. Tutta gente che, guarda caso, si ritrova a suo agio nel fronte del No. Il merito della riforma non interessa. Meglio dare sfogo alle grida dei megafoni, agli slogan e alle provocazioni. Portare il confronto sul piano dello scontro di civiltà. O di inciviltà.
Hallissey e Blengino hanno colpito nel segno consegnando ai partecipanti un finto assegno gigante della Federazione Russa con la scritta Dalla Russia con amore. Una provocazione, certo. Ma tanto centrata da non far ridere. Perché quando in Parlamento finiscono gli scendiletto di Mosca, i devoti del disarmo occidentale e i tifosi dei missili iraniani, il problema non è più la caricatura. È la realtà.

Il punto, infatti, non è solo chi c’era: è chi li ha invitati. Chi ha deciso di sdoganarli nel cuore delle istituzioni. Chi ha pensato che per dare fiato al No fosse utile arruolare questa compagnia di giro. La risposta è semplice: il Movimento Cinque Stelle. Pur di tenere in piedi una mobilitazione che non decolla, Conte e i suoi sono pronti ad arruolare tutto ciò che lavora contro l’Occidente liberale. A dispetto di qualche esponente dei 5 Stelle e dello stesso Beppe Grillo, che al referendum avrebbero intenzione di votare Sì. Come il 23% degli elettori pentastellati, che voltano le spalle a Conte e votano un Sì convinto. E così anziché difendere la Costituzione, alla Camera sfila un circo del No dove si sono ritrovati imam barricadieri, Pro-pal militanti e filorussi di complemento. Davanti a questi testimonial, si capisce perché la piazza resti vuota. E perché il Sì cresca ancora nel consenso, anche in queste ultime ore.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.