Lo scorso 20 luglio è passato in Parlamento l’emendamento, proposto dal deputato radicale Riccardo Magi (eletto nelle liste di Più Europa alle ultime elezioni politiche), che ha reso possibile, da subito, sottoscrivere anche digitalmente i quesiti referendari attualmente in fase di raccolta firme. Ossia: il quesito sulla “eutanasia legale” elaborato dal comitato referendario guidato dalla Associazione Luca Coscioni e composto da molti soggetti (tra i quali Radicali Italiani e Più Europa); i sei quesiti sulla giustizia elaborati dal comitato referendario composto da Lega e Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito; il quesito per la abolizione della caccia promosso da un comitato referendario ricco e variopinto.

Dal 13 agosto la opportunità prevista dall’emendamento Magi si è tradotta in realtà operativa, almeno per il referendum eutanasico. Sono infatti i comitati referendari che, per il momento, devono mettere in piedi le piattaforme per la raccolta digitale. Piattaforme che vanno verificate e validate dalle autorità competenti. Tutto ciò in attesa della partenza, prevista per il 2022, della piattaforma pubblica.

Si tratta di un risultato epocale, non adeguatamente valorizzato né dai partiti politici, né dai media. Non c’è da meravigliarsene, essendo la stessa classe politica e la stessa lobby dell’informazione (sostanzialmente asservita ai partiti) che da decenni ostacolano lo sviluppo della democrazia nel nostro paese. E si tratta di un risultato il cui merito che va ascritto interamente a protagonisti politici tutti cresciuti alla scuola di Marco Pannella.

Senza Mario Staderini (da citare per primo, perché di questa battaglia è realmente il “leader”, da anni, a tratti solitario: memorabili i suoi duran adam davanti al Quirinale), senza Marco Cappato, Filomena Gallo e Marco Perduca (i tre “guidatori” della Associazione Luca Coscioni), senza la sponda parlamentare di Riccardo Magi (oggi alla guida di Più Europa, con Emma Bonino), questo risultato non sarebbe mai arrivato. O chissà quando, sarebbe arrivato. Certo non ora. Dal 13 agosto a oggi la raccolta delle firme per il referendum sull’eutanasia legale, che già camminava a gonfie vele, è letteralmente schizzata in avanti, e viaggia verso il milione di firme. Il punto che a mio avviso rende realmente corretto l’uso dell’aggettivo “epocale” non è però nei numeri della raccolta. È nella sostanza politica della operazione. Realmente “figlia di Pannella”.

Allora vediamola, questa sostanza politica. Innanzitutto, il dato che rende – appunto – epocale il raggiungimento di questo obiettivo, è la natura transnazionale del risultato ottenuto.
Il fondamento giuridico su cui si regge questa vittoria è infatti radicato presso l’Onu, il cui Comitato Diritti Umani ha condannato due anni fa l’Italia per le “irragionevoli restrizioni” poste alla possibilità di promuovere referendum, sulla base della segnalazione effettuata proprio da Mario Staderini e da Michele De Lucia (solo pochi anni fa segretario e tesoriere di Radicali Italiani, la “creatura politica” creata da Pannella nel 2001 per dare un versante nazionale alle battaglie storiche del Partito Radicale, nel frattempo divenuto “transnazionale” e “transpartito”).

A proposito di Onu, va citato tra i protagonisti di questa lotta anche Cesare Romano, docente di diritto internazionale, attualmente insegnante presso la Loyola Law School di Los Angeles, che ha recentemente reiterato la segnalazione nei confronti dell’Italia presso il Comitato Diritti Umani, per un’altra limitazione irragionevole dello strumento referendario: il quorum.

Il rapporto dei radicali col diritto internazionale è antico. Forse il momento che segna chiaramente la direzione che prenderanno nei decenni successivi le battaglie radicali va individuato nello storico appello ai premi Nobel (inizio anni Ottanta), che denunciò lo sterminio in corso nel mondo causato dalla fame e della sete, piaghe che colpivano la maggior parte delle popolazioni mondiali. Quella battaglia storica (l’appello venne sottoscritto da decine di premi Nobel, da autorità religiose, da politici, uomini di cultura di ogni parte del pianeta) fece “innamorare” di Pannella perfino Karol Wojtyla. La modalità fa sorridere, oggi che chiunque di noi ha tra le mani, grazie a un semplice cellulare, strumenti di comunicazione potentissimi e planetari come i social: il Papa allora ascoltava le maratone notturne del leader radicale attraverso le frequenze di una televisione locale romana, Teleroma 56. Un caposaldo, con Radio Radicale ovviamente, della storia radicale.

Questa capacità dei radicali di dare spessore e portata internazionale alle proprie battaglie è una caratteristica pressoché unica, non solo nel panorama politico italiano, ma anche mondiale. Il Partito Radicale è stato il primo – e unico – partito politico ad avere una rappresentanza presso l’Onu. L’uomo che per quasi quindici anni ha ricoperto il ruolo di rappresentante presso le Nazioni Unite è, non a caso, Marco Perduca. Dico “non a caso” perché non reputo affatto casuale che questa battaglia della firma digitale abbia dei radicali alla guida, e che a usufruire per prima di questo strumento innovativo sia una battaglia (il referendum sull’eutanasia legale) alla cui testa c’è l’Associazione Luca Coscioni.

Di cui, non a caso, Perduca è dirigente: presenza preziosa per Marco Cappato, leader dell’associazione (a sua volta per due anni rappresentante del PR presso l’Onu, poi parlamentare europeo per due legislature, sempre accanto al leader teramano). Accanto a Cappato guida l’associazione l’avvocato Filomena Gallo, per anni valorizzata proprio da Pannella – che la citava frequentemente nelle celebri conversazioni domenicali con Massimo Bordin – per molti motivi, tra i quali il rigore e l’efficacia dei ricorsi presentati in sede europea, presso la CEDU, in materia di procreazione medicalmente assistita. Dunque è proprio vero che “le idee camminano sulle gambe delle persone”.

In sostanza la storia delle lotte radicali è storia di battaglie condotte sempre nel nome del diritto. E più in particolare è, in maniera coerente e continuativa, segnata dalla capacità di utilizzare in modo estremamente innovativo e efficace le leve del diritto internazionale. A questo punto porrei due punti fermi, circa questa vittoria sulla firma digitale: si tratta di una lotta pienamente in linea con la storia e la cultura politica radicale, condotta da protagonisti totalmente interni a quella storia e quella cultura;  si tratta di una battaglia che, per la prima volta dalla morte del signor Hood, riporta i radicali ad essere protagonisti della scena politica internazionale.

Esagero? Non credo. Perché il pronunciamento dell’Onu, e il recepimento “forzato” da parte del Parlamento italiano, costituiscono un precedente destinato a modificare il funzionamento delle democrazie su scala internazionale.

Forse per trovare un risultato politico di questo spessore bisogna tornare al 2007, anno in cui l’Onu, grazie alle battaglie radicali, ratificò la moratoria universale delle esecuzioni capitali. In quel caso la associazione della cosiddetta “galassia” più direttamente coinvolta era Nessuno tocchi Caino, di cui Pannella ha voluto essere presidente fino al suo ultimo giorno di vita. Bisogna tornare quindi a quattordici anni fa, ben nove anni prima della scomparsa del leader radicale.

Ecco, ciò che colpisce della battaglia vinta sulla firma digitale è proprio il fatto che il risultato sia frutto della collaborazione tra persone che, pur militando oggi in organizzazioni diverse, hanno utilizzato le proprie competenze e diversità per il raggiungimento di un fine comune. Esattamente la logica del radicalismo pannelliano.

Fa un po’ impressione che a tale meccanismo di collaborazione sembri oggi estraneo proprio il Partito Radicale. Il cui segretario, solo un paio di domeniche fa, ribadiva nella conversazione domenicale (interessante, ma purtroppo lontana anni luce dagli spettacolari confronti tra Pannella e Bordin): “Ma quali filoni radicali. C’è solo il Partito Radicale”. Chi scrive resta stupito da questa visione, e spera che al più presto si torni a collaborare tra tutte le anime di quella che un tempo era la “galassia radicale” (ci credo poco, ma la speranza è sempre l’ultima a morire).

Resta comunque importante aver verificato, in questa estate segnata da più raccolte referendarie, che la logica pannelliana della diversità che produce efficacia politica funziona, e funziona benissimo anche senza la “galassia”. E anche senza Pannella, ossia chi ha saputo essere per molti e molti anni il centro di quella galassia. E anche senza il PR, se necessario. Già si parla, proprio in queste ore, di un nuovo quesito referendario sulla cannabis. Sabato e domenica se ne discuterà certamente al comitato nazionale di Radicali Italiani.

“L’unico vero crimine è stare con le mani in mano”, diceva spesso il signor Hood. Beh, pare che molti suoi allievi abbiano capito molto bene, e sappiano mettere in pratica ancora meglio, il senso di quel motto. Che ha segnato generazioni di donne e uomini liberi, che della ricerca della libertà e del non stare con le mani in mano hanno saputo fare il centro della propria esistenza.

Nota a margine (sul “signor Hood”). Mi piace sempre di più usare la citazione della celebre canzone di Francesco De Gregori per indicare Marco Pannella. Più che utilizzare esplicitamente il suo nome. Che, come spesso accade a chi nella vita ha molto seminato e molto insegnato, viene facilmente citato e usato a sproposito. Cosa ancor più semplice se chi viene citato è uno come lui, che nella sua lunga vita pubblica ha molto agito e molto usato la parola detta, meno quella scritta. E che ha così tanto coltivato la diversità, da trovarsi a sostenere, magari in momenti diversi della sua lunghissima vita politica, tesi apparentemente – solo apparentemente – contraddittorie. Il gioco della citazioni non funziona bene, in casi come quello di Pannella. Meglio ispirarsi direttamente alle azioni, e alla logica di quell’agire, straordinariamente efficace.

Federico Tantillo: Editore (con il marchio Reality Book pubblica dal 2007 il rapporto annuale La pena di morte nel mondo curato da Nessuno tocchi Caino, dal 2014 numerose pubblicazioni sull’antiproibizionismo realizzate dalla Associazione Luca Coscioni), membro della Direzione Nazionale di Radicali Italiani.

Federico Tantillo