Vincenzo De Luca non ci sta a farsi sottrarre le risorse che l’Unione europea destinerà all’Italia attraverso il Recovery Fund. Il governatore campano prevede addirittura un «furto di circa 40 miliardi sulla pelle del Sud» e, per studiare le contromosse, ha riunito i colleghi delle Regioni meridionali. Non si tratta, però, dell’unico fronte sul quale De Luca è attivo. Anche la distribuzione dei vaccini anti-Covid tormenta le sue notti: «Vedere che certe Regioni hanno il doppio, triplo, quadruplo rispetto ad altre è indecente. Ho l’impressione che si apra un mercato nero dei vaccini: è tanto difficile dire che la distribuzione avviene in maniera proporzionale alla popolazione residente?» .

Le parole del presidente della Campania accendono i riflettori sull’impreparazione e sull’approssimazione con cui lo Stato e le Regioni si preparano ad affrontare due sfide cruciali per il futuro degli italiani, oltre che sulla rinnovata tendenza al rivendicazionismo che caratterizza molti esponenti delle istituzioni. La gestione delle risorse straordinarie stanziate dall’Unione europea e l’organizzazione della campagna vaccinale, infatti, rivestono un ruolo fondamentale nel processo che dovrebbe consentire al nostro Paese di mettersi alle spalle la pandemia e la crisi economica senza precedenti che ne è scaturita. Eppure soltanto adesso si apre la discussione sulla suddivisione delle risorse e, soprattutto, sul metodo in base al quale queste ultime dovranno essere destinate a questo o a quel progetto strategico.

Sul Recovery Fund, per esempio, De Luca lamenta una ripartizione delle risorse sbilanciata a favore delle Regioni del Centro e del Nord. Il ministro Peppe Provenzano gli risponde che la suddivisione avverrà in base ai progetti e non alla popolazione residente. E l’altro ministro Enzo Amendola sottolinea come le Regioni del Sud non brillino quanto a misura e rapidità della spesa dei fondi europei ordinari. Ora è evidente che il criterio ipotizzato da Provenzano sia preferibile: i finanziamenti vanno calibrati sui progetti, il che presuppone che le istituzioni coinvolte individuino obiettivi strategici verso i quali convogliare i miliardi di Bruxelles. Perché non è giusto né opportuno distribuire fondi a pioggia senza che i pubblici amministratori, a tutti i livelli, abbiano minima idea di come quelle risorse dovranno essere impiegate.

A prescindere da valutazioni di merito, colpisce il fatto che, nonostante la crisi pressante e l’annunciato arrivo dei miliardi del Recovery Fund, lo Stato e le Regioni italiani non abbiano ancora definito un metodo chiaro e univoco per la gestione di quelle fondamentali risorse. Come se non esistessero sedi istituzionali, a cominciare dalla conferenza Stato-Regioni, nelle quali sciogliere i nodi che al momento paralizzano la ripresa dell’Italia dal punto di vista sanitario ed economico. A ciò si aggiunge, come dicevamo, un rinnovato rivendicazionismo in tema non solo di fondi ma anche di vaccini, come dimostrano le invettive lanciate di De Luca al Governo. E questa è una tendenza pericolosa, capace di innescare quei meccanismi che, nel corso degli anni, hanno ostacolato la crescita del Paese: disorganizzazione a tutti i livelli, mancanza di strategie di sviluppo sostenibile e di lungo periodo, distribuzione di fondi a pioggia, spesa pubblica abnorme e puntualmente inefficiente. Errori che, proprio adesso, nessuno deve ripetere.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.