Per il Sud si parla sempre di cifre, prima ancora che di strategie e di progetti di rilancio. Tanto è vero che il ministro Giuseppe Provenzano ha annunciato che il governo Conte è pronto a investire 140 miliardi di euro in sette anni. Una cifra da capogiro, dunque, con la quale l’esecutivo giallorosso punta a fare in modo che il Sud cresca di pari passo con il Nord. Niente di male, se non si trattasse di un film già visto. Proprio così, perché le parole di Provenzano ricordano quelle dell’ex premier Romano Prodi.

Correva l’anno 1998 e il Professore offrì ai sindacati un pacchetto di interventi per il Mezzogiorno del valore di 60 miliardi di lire. Trascorse meno di un decennio e così, il 12 gennaio 2007, da Caserta arrivò il via libera a 122 miliardi di euro di investimenti nelle aree svantaggiate: era il fulcro del piano per il rilancio del Mezzogiorno messo a punto da Pierluigi Bersani, all’epoca ministro dello Sviluppo economico. La tentazione di sparare cifre iperboliche ogni qual volta si parla del Sud – come se certi annunci fossero in grado di risolvere all’istante la questione meridionale – è comune anche agli altri schieramenti politici. Nel 2010 il leader del centrodestra Silvio Berlusconi promise 16 miliardi di euro che sarebbero lievitati nel giro di pochi anni fino alla cifra monstre di 200mila miliardi delle vecchie lire: in pratica, si trattava degli stessi cento miliardi di euro annunciati da Prodi tre anni prima.

E Mario Monti? Di sicuro l’attuale senatore a vita, alla guida del governo da novembre 2011 ad aprile 2013, non poté permettersi il lusso di promettere cifre sostanziose quanto quelle messe sul piatto dai suoi predecessori. Il Paese era pur sempre sull’orlo del fallimento e così il premier tanto amato dalle cancellerie europee si limitò a garantire due miliardi e 300 milioni di euro per asili nido, giovani e anziani. Matteo Renzi, infine, non è stato da meno e, nel 2015, ha parlato di investimenti per 80 miliardi nell’arco di 15 anni.

Ma che traccia hanno lasciato queste (presunte) ricette salvifiche per il Mezzogiorno, finanziate in modo così massiccio almeno nelle intenzioni dei loro proponenti? Poco o nulla. Tanto è vero che il divario tra Nord e Sud è, a distanza di anni, sempre più netto. E ora, ad ampliarlo, ci pensa pure una delle più gravi crisi sanitarie ed economiche che la storia ricordi. A questo punto è lecito porsi alcune domande. Che fine hanno fatto i miliardi promessi da Prodi, Berlusconi, Monti e Renzi? Hanno centrato l’obiettivo di stimolare lo sviluppo economico nel Mezzogiorno? Sono riuscite a migliorare la qualità dei servizi offerti ai cittadini e alle imprese da Roma in giù? Se la riposta a queste domande è negativa, occorre capire al più presto se e in che modo quei soldi siano stati spesi e, soprattutto, che cosa abbia impedito ai vari governi di investirli in modo efficace ed efficiente.

E adesso che l’Italia e l’Europa si trovano sotto la scure del Covid, è cambiato qualcosa rispetto agli anni passati? Il polo Agritech promesso dal premier Giuseppe Conte è senz’altro un’iniziativa interessante. Ma che ne sarà del rilancio di Bagnoli, della riqualificazione di Napoli est e di tutti gli altri progetti finora ritenuti strategici per lo sviluppo della Campania? Si perderanno come si sono misteriosamente perduti i miliardi promessi dai vari presidenti del Consiglio? Ecco perché bisogna imparare dal passato ed evitare di commettere gli stessi errori.

Classe 1987, giornalista professionista, ha cominciato a collaborare con diverse testate giornalistiche quando ancora era iscritto alla facoltà di Giurisprudenza dell'università Federico II di Napoli dove si è successivamente laureato. Per undici anni corrispondente del Mattino dalla penisola sorrentina, ha lavorato anche come addetto stampa e social media manager prima di cominciare, nel 2019, la sua esperienza al Riformista.