Eppur si muove. Nel confuso panorama parlamentare devastato dall’agenda Covid – la legge di Bilancio ad esempio non è ancora arrivata in Parlamento e deve essere approvata entro fine dicembre – si notano alcune sapienti prove di dialogo tra maggioranza e opposizione, unica ricetta per uscire vivi da questa situazione. Il primo indizio arriva da tre governatori del nord che più diversi uno dall’altro non potrebbero essere. Oggi il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini e i suoi omologhi di Veneto (Luca Zaia) e Friuli Venezia Giulia (Massimiliano Fedriga) fanno una conferenza stampa congiunta (collegati da remoto) per spiegare le misure antiassembramento che scatteranno nelle rispettive regioni a partire da questo fine settimana.

Si tratta di misure condivise anche con i sindaci che vieteranno l’accesso a piazze, parchi, passeggiate a mare e vie dello shopping se e quando le presenze dovessero superare la densità di sicurezza. L’ordinanza, frutto di un vero lavoro di squadra a livello regionale e di area geografica, non è stata richiesta dalla Cabina di regia del ministero della Salute (che comunque ha fatto un alert sul rischio) ma i tre governatori hanno deciso insieme che si tratta dell’unico modo per evitare di passare da giallo (come sono classificate adesso le tre queste regioni) ad arancione. La collaborazione tra i governatori è la prima interpretazione intelligente dell’ultimo Dpcm evitando una volta per tutte lo scontro Stato-Regioni che ha segnato finora l’emergenza sanitaria. Il Dpcm del 4 novembre voleva innescare un meccanismo virtuoso e responsabilizzante di tutte le parti in causa. Bonaccini, Zaia e Fedriga lo stanno facendo. Non si tratta di inciuciare ma di lavorare insieme, pur da posizioni diverse, nell’interesse comune.

Che è esattamente quello che ha chiesto di fare il Presidente della Repubblica quando la scorsa settimana ha parlato prima con i governatori e poi con i presidenti del Senato e della Camera. Si arriva così al secondo indizio di dialogo. Ieri sera infatti la presidente del Senato Elisabetta Casellati e il presidente della Camera Roberto Fico si sono incontrati per trovare nuove modalità di lavoro tra i due rami del Parlamento in modo da facilitare confronto tra maggioranza e opposizione e tra Governo e Parlamento per tutte le decisioni legate all’emergenza pandemica. Due le soluzioni esplorate: conferenza dei capigruppo congiunta di Camera e Senato e una commissione bicamerale ad hoc. A questo punto entra in gioco Renato Brunetta, responsabile economia di Forza Italia.

A Conte e Gualtieri non lesina rimproveri e critiche molto severe. Però l’interlocuzione è serrata. Non è un mistero che il nome di Brunetta sia tra i più gettonati per la suddetta Commissione Covid. E proprio Brunetta ieri è tornato alla carica, sulla scorta dei ripetuti appelli di Berlusconi («Mettiamo da parte le divisioni, ragioniamo come un Paese grande e soprattutto unito, stringiamoci alle istituzioni»), per chiedere una commissione Bicamerale di emergenza dove vengano istruiti e valutati i progetti per il Next Generation Eu e riscrivere la manovra insieme con un doppio relatore, uno di maggioranza e uno di opposizione.

Si arriva così al terzo indizio del dialogo maggioranza-opposizione. Nell’ambito del decreto che proroga lo stato di emergenza Covid in prima lettura al Senato, è comparso l’emendamento Agcom, subito ribattezzato Mediaset. Si tratta della norma che congela gli appetiti di Vivendi nei confronti di Mediaset dopo che il 3 settembre la Corte Europea aveva giudicato incompatibile la legge Gasparri che impedisce a Vivendi di avere più del 28 % del Biscione. La norma è stata approvata ma ha spaccato le opposizioni. In Commissione la Lega ha votato contro, Forza Italia e Fratelli d’Italia a favore. In aula, in serata, la Lega si è astenuta. «Non credo all’inciucio, ne ho parlato con Berlusconi» ha detto Salvini giustificando l’astensione. «Dico però – ha aggiunto – che gli emendamenti che arrivano alle undici di sera non sono un modo organico di risolvere i problemi». Ma la riforma organica non arriva mai e oggi, al punto in cui siamo, la “norma Agcom” come la chiama la relatrice Valeria Valente (Pd) «era l’unico modo per affrontare con serenità una fase transitoria».  Se tre indizi fanno una prova, la collaborazione maggioranza-opposizione sta nascendo in queste ore.