“Mi contesteranno di tutto, ma io sono in pace con la mia coscienza e rifarei tutte le scelte che ho dovuto fare”. Attilio Fontana risponde alle domande del Corriere della Sera e ricorda le condizioni nella quale la politica della Regione che presiede, la Lombardia, si è trovata a dover operare. Ovvero quelle della Regione più colpita dal coronavirus: 67.931 contagiati e 12.579 deceduti al 21 aprile. E quindi Fontana, governatore della Lega, afferma che non sono stati i limiti della sanità lombarda ma la violenza dell’epidemia “a mettere in difficoltà certi territori e a risparmiarne altri”.

Non ripartirà tutto come prima, chiarisce. “Dovremo organizzare una nuova vita e dovremo modificare molti nostri comportamenti”. E annuncia un piano di investimenti da tre miliardi. Il piano è “previsto a debito, utilizzando obbligazioni a seconda del tasso che il mercato offrirà. E i ‘Lombard bond’ saranno autorizzati in base alle necessità di cassa, come farebbe un buon padre di famiglia. Tra l’altro la Lombardia ha già usato questo strumento dopo la crisi dell’11 settembre 2001”. Sulla questione delle Residenze Socio Assistenziali – al centro di diverse inchieste per essere diventati dei focolaio dopo il trasferimento di alcuni malati Covid – chiarisce: “La Regione non ha competenza, se non di controllo. E non c’è stata alcuna pressione, solo una lettera per chiedere di ospitare pazienti ma solo nel caso di disponibilità di spazi separati e personale dedicato. E sa quante strutture hanno risposto? 15 su oltre 700. E tra queste non c’è il Pat (Pio Albergo Trivulzio, ndr) di Milano”.

L’Ospedale Fiera, costruito velocemente per affrontare l’emergenza, e a oggi largamente sottoutilizzato, è un altro degli aspetti più criticati della gestione lombarda dell’emergenza. Fontana fa eco al commissario straordinario designato per la Lombardia, Guido Bertolaso, il quale aveva annunciato che la struttura sarebbe tornata utile per eventuali seconde o terze fasi dell’epidemia. “Diciamo che se quell’ospedale – ha detto Fontana – non servirà mai a niente sarò la persona più felice del mondo. Però è bene ricordare in quale momento è nata la decisione di realizzarlo: c’erano medici in lacrime che non sapevano dove mettere i malati e tremavano all’idea di dover scegliere a chi dare la priorità”.