I 208 voti della Lega sono andati compatti alla presidente Elisabetta Casellati riferiscono fonti del Carroccio, comunicato identico se non per i numeri arriva da Fratelli d’Italia per voce di La Russa: “La realtà è che i voti che il centrodestra ha espresso in Parlamento sul nome autorevole, qual è, della presidente del Senato sono inferiori al proprio numero. E sono sicuro che in questi 380 voti ci sono tutti i voti di Fratelli d’Italia, neanche uno in meno”, così il senatore di Fratelli d’Italia commenta a scrutinio concluso.

In Transatlantico scintille tra Ignazio La Russa e Giovanni Toti, davanti ai giornalisti pochi istanti dopo la fine dello spoglio. Al centro della discussione una cinquantina di franchi tiratori nel centrodestra. “Hai già espresso la tua soddisfazione per il risultato, stai già festeggiando?”, saluta l’ex ministro FdI il Governatore ligure, con un sorriso – riferisce l’Ansa – che celava a stento grande disappunto. E Toti, imperturbabile, replica: “No, vi lascio spazio, vi lascio andare avanti…”. Quindi, pochi minuti dopo, sempre davanti ai taccuini dei cronisti, un secondo scambio molto acido tra i due, stavolta vicino agli ascensori del palazzo. Chi ha tradito? Viene chiesto sempre a La Russa: “Guardate tra i centristi e in Forza Italia”, risponde (i franchi tiratori interni al centrodestra hanno disperso i voti anche fra Tajani e Belusconi che hanno preso rispettivamente 7 e 8 voti). A quel punto, casualmente, passa di nuovo Toti. I cronisti gli riferiscono l’accusa di La Russa: “Io sarei contento se avessi 70 parlamentari – ribatte il dirigente di Coraggio Italia – ma non è così”. Taglia corto La Russa, masticando amaro: “Infatti, ne hai la metà”.

Ora insistono le voci che vorrebbero le dimissioni della presidente del Senato. “Chiediamo che Elisabetta Casellati rassegni immediatamente le sue dimissioni da presidente del Senato”, dichiarano i deputati di FacciamoEco Rossella Muroni, Andrea Cecconi, Lorenzo Fioramonti, Alessandro Fusacchia e Antonio Lombardo. “Casellati si è maldestramente prestata ad una operazione di parte, col risultato di inasprire ulteriormente la situazione già tesa e rendere ancora più difficile il percorso verso l’elezione di un Presidente super partes e stimato da tutti. Non può restare un minuto di più come seconda carica dello Stato”, proseguono i deputati. “Chiediamo agli altri gruppi politici che hanno ancora a cuore la qualità della nostra democrazia di unirsi alla nostra richiesta di dimissioni immediate”, concludono.

“Un classico unanimismo di facciata”, commentano gli ambienti parlamentari ricordando l’acclamazione con la quale venne decisa nel 2013 la candidatura di Romano Prodi poi impallinata in aula da oltre 100 franchi tiratori. Di fronte al bivio, insistere o desistere su Elisabetta Casellati il Centro destra ha riunito un vertice che si preannuncia abbastanza teso. Per gli ambienti politici il leader leghista si è sottoposto alla prova del trapezio della politica: puntando tutto su Casellati, Salvini per superare di slancio il magic number dei 505 voti necessari per eleggerla al Quirinale, prima donna della storia della Repubblica. La spallata non è riuscita e ora bisogna capire che l’atterraggio dal trapezio di Salvini avverrà o meno sulle reti di sicurezza o sulle lame dei franchi tiratori.

Arriva il commento al Foglio del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro: “Dopo la Casellati c’è solo Draghi” dice il leader di Coraggio Italia, impegnato in nuovo vertice con gli altri esponenti del centrodestra iniziato da poco. Se la coalizione votasse davvero compatta si arriverebbe a 457 voti, quindi servono anche Grandi elettori degli altri schieramenti. E pesa anche il rebus dei franchi tiratori.

Riccardo Annibali