L’8 marzo 2014 l’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano conferì a Franca Viola l’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Presidenza della Repubblica italiana. Viola era stata protagonista di una delle vicende più torbide e allo stesso tempo significative della condizione della donna in Italia. Nel 1965 venne rapita e ripetutamente stuprata da quello che era stato il suo fidanzato. Contrariamente a quello che prevedeva la pubblica morale, Viola si rifiutò di sposare il suo aguzzino. La sua vicenda divenne un caso nazionale e influì concretamente nel cambiare la concezione della violenza sessuale allora dominante nel Paese.

L’Italia degli anni dei fatti era anche quella della legge 544 del codice penale. Secondo questa norma se l’accusato e la vittima – anche minorenne – della violenza sessuale avessero contratto il cosiddetto matrimonio riparatore, il reato sarebbe stato estinto completamente. Lo stupro era infatti allora considerato un oltraggio alla morale e non alla persona. Franca Viola viveva ad Alcamo, nel palermitano, e nel 1966 aveva 17 anni. Da qualche tempo aveva rotto con il suo fidanzato, Filippo Melodia, nipote del boss mafioso Vincenzo Rimi. Il fidanzamento dei due era stato precedentemente approvato dal padre di Franca, Bernardo, che tuttavia ruppe il legame quando Melodia venne arrestato per furto e appartenenza a banda mafiosa. Per questa decisione i Viola subirono frequenti minacce e soprusi: il loro vigneto venne distrutto, un casolare adiacente fece la stessa fine e Bernando venne minacciato con una pistola. Nessun atto intimidatorio riuscì tuttavia a far cambiare idea alla famiglia Viola.

Il 26 dicembre 1965 Filippo Melodia con 12 complici fece irruzione nella casa di Franca Viola. Gli aggressori devastarono l’abitazione e impedirono alla madre di difendere la figlia. Franca venne rapita insieme al fratello Mariano, di otto anni, che fu liberato poche ore dopo. Venne portata in un casolare fuori paese e poi a casa della sorella di Melodia ad Alcamo. Praticamente imprigionata per otto giorni, fu violentata ripetutamente e lasciata digiuna. Il giorno di Capodanno il padre e la madre di Franca Viola furono contattati: scopo della telefonata era mettere in atto la cosiddetta “paciata”, un incontro risolutore per chiarire la situazione e programmare le nozze dei due giovani. I genitori di Franca accettarono l’invito e tutte le condizioni, compresa quella secondo cui Franca sarebbe dovuta rimanere presso la casa del suo aguzzino. Ma era tutta una finta: in realtà i due erano in contatto con i carabinieri che misero in atto l’irruzione del 2 gennaio 1966. Franca Viola venne liberata mentre Melodia e i suoi complici furono arrestati.

In nessun momento sia Franca che i genitori pensarono alla soluzione matrimoniale. La morale del tempo lo imponeva come una convenzione: il reato di Melodia sarebbe stato estinto e l’onore della ragazza violata finalmente salvato. Il rischio era che Franca venisse trattata come una poco di buono, una persona disonorata e svergognata, e quindi anche da allontanare ed evitare. La sua decisione fu però ferma e il caso divenne di dominio nazionale. Fu anche protagonista di diverse interpellanze parlamentari.

I legali di Melodia insistettero nel difendere il loro assistito sul fatto che la ragazza era consenziente alla cosiddetta “fuitina”, la fuga d’amore che all’epoca era messa in atto dai giovani per convolare a nozze abbattendo le eventuali resistenze dei familiari. Gli stessi avvocati sostenevano che il rifiuto al matrimonio di Franca Viola era dovuto proprio alla contrarietà dei genitori. Alla fine il processo giudicò colpevole il rapitore e i suoi complici. Melodia fu condannato a 11 anni di carcere poi ridotti a 10, con 2 da scontare in un soggiorno obbligato nel modenese. L’uomo venne scarcerato nel 1976 e, due anni dopo, venne ucciso con un colpo di lupara, sempre nei dintorni di Modena. Non si scoprirono mai i responsabili dell’omicidio.

Franca Viola divenne così una specie di eroina, un simbolo di libertà ed emancipazione femminile in un’Italia patriarcale. Il suo “No” al matrimonio riparatore la rese un modello da seguire. Divenne famosa in tutta Italia, tanto che nel 1970 il regista Damiano Damiani si ispirò alla sua storia per il film La moglie più bella, con protagonista una giovanissima Ornella Muti. Viola si sposò nel 1968 con un compaesano, il ragioniere Giuseppe Ruisi. Anche questa non fu una scelta facile in quanto la donna, per paura di rappresaglie da parte della famiglia mafiosa di Melodia, provò a respingere Ruisi. I due hanno avuto due figli e hanno vissuto per un periodo a Monreale, prima di fare ritorno ad Alcamo. In occasione del matrimonio l’allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat inviò loro un regalo di nozze. Sempre nel 1970 Franca Viola fu invitata a un’udienza del Papa Paolo VI. Nella motivazione dell’onorificenza conferita dal Presidente Napolitano i motivi dell’importanza della storia di Franca Viola: «Per il coraggioso gesto di rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell’emancipazione delle donne nel nostro Paese».

Passarono comunque anni prima che le cose cambiassero in Italia per questo tipo di fatti di cronaca. L’articolo 544 del codice penale è stato abrogato soltanto nel 1981, a 15 anni dalla vicenda di Alcamo, con la promulgazione della legge 442. Lo stupro invece ha cominciato a essere considerato reato contro la persona, e non più contro la morale, soltanto a partire dal 1996.