Il 9 gennaio 2010 moriva Franz-Hermann Bruener, il magistrato tedesco che per quasi dieci anni, dal 1° marzo 2000 al 9 gennaio 2010, è stato il primo direttore generale dell’Olaf, l’Ufficio europeo per la lotta alla frode. Franz-Hermann Bruener era innanzitutto un uomo europeo. Poi un bavarese nato nel 1944, e quindi cresciuto e formatosi in piena rinascita della Germania uscita distrutta dalla Seconda Guerra Mondiale. Dopo essere stato giudice istruttore, giudice e pubblico ministero, divenne procuratore capo a Berlino, dove, dopo la caduta del Muro, svolse la funzione di pubblico ministero nei processi contro figure di primo piano dell’ex Ddr, tra i quali lo stesso leader della Germania Est, Erich Honecker.

Dopo aver diretto l’Unità antifrode dell’Alta rappresentanza delle Nazioni unite per la Bosnia and Erzegovina, nel marzo del 2000 giunse a Bruxelles, quale primo direttore generale dell’Olaf. Non fu immune anche da difficoltà. Tra queste alcune esperienze italiane che lo lasciarono sconcertato. Prima di arrivare a Bruxelles era infatti un grande ammiratore dell’indipendenza della magistratura italiana e, appena giunto all’Olaf, pretese ed ottenne, nonostante il veto politico del governo Berlusconi, la messa a disposizione di tre magistrati per la conduzione di inchieste a livello europeo.

Dopo alcuni episodi mediatico-giudiziari che lo sorpresero non poco, però, toccandolo anche sul piano personale (in un caso, dopo una presa di posizione pubblica, fu costretto a investire il ministro della Giustizia ed il Csm), mi confidava spesso la sua incredulità per quanto vedeva, ripetendomi che per lui, garantista e allergico ad ogni forma di muscoloso giustizialismo mediatico, l’indipendenza del singolo magistrato non poteva mai sfociare nell’irresponsabilità delle proprie azioni.

Ma era pur sempre un magistrato tedesco. E quindi non gli era sempre facile comprendere il funzionamento spesso singolare della giustizia italiana, nonostante la grandissima collaborazione che seppe intrattenere con le più importanti Procure della Repubblica e con la Direzione nazionale anti-mafia di Pier Luigi Vigna. Celebre il grande supporto internazionale che l’Olaf di Bruener diede alla Dna nella cattura di grandi contrabbandieri di sigarette italiani della Montenegro Connection latitanti, ma anche quello fornito alle inchieste di validi pm, come Antonio La Manna, della Procura di Milano, sulle frodi internazionali all’Iva nel settore dell’argento.

Franz Hermann Bruener è stato anche un maestro della trasparenza e dei rapporti con i media nel rispetto della legalità. I rapporti con la stampa dell’Olaf, sotto la sua guida, sono stati di grande apertura, sempre limitati però dall’assoluto rispetto della legge, compreso quello del segreto investigativo e dei diritti di tutti: tra i primi quelli delle persone soggette a indagini. In un’intervista, qualche mese prima della sua scomparsa, ha ricordato come l’Italia fosse uno dei Paesi in cui si scopriva annualmente un numero molto elevato di frodi e irregolarità.