Sono trascorsi ormai 19 anni, era il 20 luglio 2001, da quando Carlo Giuliani moriva a Genova nel corso degli scontro tra manifestanti anti-G8 e forze dell’ordine. Una vicenda spartiacque nella storia dei movimenti e delle proteste no global in Italia: l’allora 23enne viene colpito al volto da un proiettile sparato dall’interno di un Defender dei carabinieri, dove a premier il grilletto è il carabiniere Mario Placanica. Il mezzo, in piazza Alimonda, passa quindi due volte sul corpo del ragazzo, mentre a Genova prima di parla di un ragazzo spagnolo ucciso da un sasso lanciato dai manifestanti, ma già poche ore dopo iniziano a circolare le immagini che mostrano la dinamica dell’accaduto.

Nel processo ‘italiano’ Mario Placanica viene prosciolto nel 2003 per  uso legittimo di armi e per legittima difesa, con il colpo non diretto contro Giuliani ma in aria, che avrebbe quindi raggiunto il ragazzo deviato forse da un sasso lanciato da un manifestante. L’investimento invece è stato spiegato col tentativo di mettersi in salvo dalle persone armate di bastoni che circondavano il Defender.

La famiglia di Carlo non ha mai accettato la verità emersa del processo e anche oggi ricorderà a Genova la scomparsa del figlio. Quest’anno – spiega Giuliano Giuliani all’AdnKronos – ovviamente con il Covid faremo qualcosa di molto più semplice in piazza, non ci sarà palco, ci saranno un po’ di cari amici, faranno una canzone, sarà qualcosa di molto ridotta dalle 15 alle 18 del pomeriggio, perché ovviamente con il distanziamento, le mascherine e tutto il resto, dobbiamo attenerci e giustamente alle nuove regole. Rimane il fatto di ricordare Carlo e di ricordare una delle grandi ingiustizie commesse in questo nostro povero Paese”.

Per il padre di Carlo “guardare avanti, sapendo che avanti non ci si può andare da soli, ma riuscendo a trainare, a riprendere una capacità di guida e non nel senso del ‘sono più forte io’, ma nel senso del diffondere idee di giustizia e capacità di comprendere le cose, affrontare i problemi e risolverli. Questo è il messaggio di quel movimento che andrebbe ripreso, secondo me”.