«Vorrei ringraziare gli agricoltori italiani e tutta l’industria italiana della trasformazione agroalimentare per aver garantito la sicurezza alimentare in un tempo di crisi acuta che ha colpito l’Europa intera». Lo ha dichiarato il commissario europeo all’Agricoltura, Janusz Wojciechowski, all’apertura del G20 sull’Agricoltura, in corso in questi giorni a Firenze.

Nell’anno di presidenza italiana del forum internazionale che riunisce le principali economie del mondo, il vertice sull’Agricoltura – che si concluderà domani, 18 settembre – ha l’obiettivo di definire la “Carta di Firenze”, un documento strategico di indirizzo per l’intero settore che gli restituisca il profilo di centralità che merita.
D’altra parte, le sfide che riguardano il comparto sono numerose e ricche di insidie e dal loro esito dipenderanno non solo gli approvvigionamenti globali di cibo ma anche la qualità dei relativi processi di produzione. Di entrambi si è occupata la Fondazione Barilla nel nuovo Rapporto “Fixing the Business of Food”.

Lo studio analizza i rapporti di sostenibilità di 100 aziende del settore agroalimentare nel mondo per investigare quanto siano allineate agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile: i 17 obiettivi interconnessi, definiti dall’Onu come strategia “per ottenere un futuro migliore e più sostenibile per tutti”. E il quadro che ne viene fuori non è dei più tranquillizzanti: solo il 10% delle più grandi aziende del Food & Beverage, ad esempio, si impegna pienamente a promuovere modelli alimentari sani e sostenibili. E sebbene più del 90% abbia monitorato le proprie emissioni di gas serra, solo il 22% ha fissato un obiettivo di riduzione per le emissioni nelle proprie strategie di sostenibilità. Inoltre, solo il 5% del campione esaminato ha individuato target legati alla gestione strategica e sostenibile della catena di approvvigionamento.

«A livello globale i nostri sistemi alimentari non sono sostenibili – ha sottolineato Guido Barilla, presidente del Gruppo Barilla e della Fondazione Barilla – allo stesso tempo, i cambiamenti climatici mettono a rischio il futuro dell’agricoltura. È arrivato il momento di ripensare il sistema». In effetti, secondo le analisi dell’Osservatorio Sostenibilità di Nomisma, un terzo delle emissioni di gas serra è prodotto dal comparto agroalimentare, in un quadro generale che vede crescere le emissioni di gas serra, aumentate negli ultimi 30 anni del 50%. Secondo Cia-Agricoltori Italiani, un approccio più razionale nelle strategie imprenditoriali, con l’utilizzo di strumentazioni evolute, aiuterebbe molto un settore in fase di transizione.

La stima è che il 50% delle aziende non sia ancora propenso all’utilizzo di nuove tecnologie. Dall’utilizzo di robot intelligenti nelle stalle alla vendemmia digitale, fino alle app che permettono di monitorare il lavoro nei campi, se realizzata, la rivoluzione dell’agricoltura digitale sarà in grado di cambiare radicalmente il settore rurale. «Io credo che l’uomo non solo avrà la capacita di invertire la rotta ma lo farà anche grazie al contributo degli agricoltori e dei produttori», ha commentato il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli.

Ho scritto “Opus Gay", un saggio inchiesta su omofobia e morale sessuale cattolica, ho fondato GnamGlam, progetto sull'agroalimentare. Sono tutrice volontaria di minori stranieri non accompagnati e mi interesso da sempre di diritti, immigrazione, ambiente e territorio. Lavoro a +Europa.